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Il presidente Hafez Al-Assad non era come gli altri presidenti, governatori e re arabi, che praticavano la politica solo durante il tempo libero, ma amava la sua professione profondamente, a tal punto che i suoi collaboratori invidiavano gli equivalenti arabi per i loro continui viaggi di lavoro che si traducevano in viaggi rilassanti e divertenti in tutti i paradisi della terra: da Las Vegas al Marocco passando per l’Europa. Una delle poche volte che il presidente Assad ha visitato Ginevra per incontrare il presidente americano in territorio neutro (non avendo mai visitato l’America in tutta la sua vita) passava il suo tempo libero, in attesa dell’incontro, nella sua camera d’albergo e successivamente lasciò subito la Svizzera evitando di visitare l’affascinante città di cui era ospite, per far subito ritorno in Siria.

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Era abituato a indugiare fino a tarda serata nel suo ufficio, a volte fino alle prime luci dell’alba, nonostante i continui avvertimenti dei suoi medici. Essere presidente per lui significava farsi carico di tutte le responsabilità derivanti da un paese così complesso e strategico come la Siria, e questo modo di comportarsi ha influenzato il rapporto con i figli, i quali erano soliti osservarlo da lontano: tra questi, Bashar Al-Assad, il secondogenito, osservava il padre con calma e attenzione per cercare di carpire la sua limpidezza ed i suoi ideali rivoluzionari, vedendo nel padre un uomo leggendario dalla personalità magica. Fin da piccolo Bashar Al-Assad odiava il colore grigio preferendo avere una scelta più netta tra il nero o il bianco, cosa che ha portato, qualche anno dopo, a rendere consapevoli i collaboratori del presidente Hafez Al-Assad che chiunque avesse voluto far parte di un’area “grigia” avrebbero pagato un prezzo considerevole.

La scelta di Bashar Al-Assad di studiare medicina non fu una bella notizia per una famiglia con una storia militare d’eccellenza come gli Al-Assad. Non spiegò a nessuno la ragione della sua scelta; egli era una persona di poche parole, ma ben ponderate; le sue idee riguardanti la Siria erano indiscutibili ed espresse con parole raffinate come la sua personalità, calma e pensatrice, concludendo il discorso con un sorriso in modo da non ferire i sentimenti della persona oggetto delle sue critiche, seppur educate.

Il destino ha voluto farlo tornare in fretta da Londra, a causa della morte prematura del fratello maggiore, che fu un vero shock per il presidente Hafez Al-Assad, gravando sul resto della sua vita. Nell’aria qualcosa stava accadendo, tutti gli occhi erano rivolti su Bashar Al-Assad, tutti ne erano consapevoli e molti aspettavano la scomparsa del presidente Assad per salire al potere; alcuni di loro avevano persino pianificato di nascosto azioni pericolose contro la Siria, aspettando l’ora zero.

L’occidente aveva osservato bene Bashar Al-Assad, tentando di capire l’influenza che avrebbe potuto esercitare questo giovane nei confronti dei piani precedentemente delineati per ribaltare le condizioni della Siria, esattamente come fu fatto con l’Egitto all’epoca di Anwar Alsadat. Per il presidente Hafez Al-Assad il caso Sadat era la preoccupazione più grande, in quanto era consapevole che tutto ciò fin’ora costruito facesse della Siria un paese nel mirino. Aveva paura che il suo futuro successore distruggesse quello che aveva costruito, cioè la trasformazione della Siria in un paese indipendente e decisivo nella realtà del Medio Oriente, che è riuscito a conservare il minimo livello di un equilibrio complicato dalla complessità delle condizioni risultanti dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica e dei suoi stati, uno dopo l’altro.

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Per Assad padre, era ben chiaro che per l’occidente far cadere la Siria era una priorità assoluta, come dimostrato dai messaggi arrivati, dall’interno della Siria per l’occidente, che promettevano di ribaltare completamente la situazione in Siria appena ci sarebbero state le dimissioni di Assad; i messaggi garantivano anche che il successore avrebbe fatto suo il motto secondo il quale l’America ha il 99% delle soluzioni in Medio Oriente: motto in cui credeva Sadat, giustificando la sua alleanza con l’America.

I consulenti più vicini di Assad erano consapevoli del vuoto che avrebbero creato le sue dimissioni, tanto da consigliargli di emettere un decreto presidenziale per nominare vice presidente della Repubblica Araba Siriana Bashar Al-Assad, ma lui rifiutava, malgrado le sue gravi condizioni di salute, spiegando che per tanti anni aveva guidato la Siria contando solo sulle sue decisioni, prendendosi tutte le responsabilità delle sue azioni tanto che anche le persone vicine a lui erano convinte che il loro ruolo era soltanto quello di accettare tutte le sue decisioni: alcuni di loro per la cieca fiducia che avevano in lui, mentre altri solo in attesa delle sue dimissioni.

L’altra ragione del suo rifiuto era proprio Bashar Al-Assad stesso, quel giovane che, nonostante il suo appoggio e supporto per le idee del padre, aveva una visione particolare ed innovativa, in contraddizione con la metodologia utilizzata dal padre per amministrare il paese. Il suo entusiasmo nel superare gli impedimenti posti dai vecchi guardiani colonizzatori e nemici della patria era il segno distintivo della sua politica, ma la cosa più coraggiosa era la sua convinzione che la vecchia politica difensiva non era più soddisfacente e non c’era altra via tranne quella di adottare una politica offensiva diretta, in grado di rompere l’assedio e cambiare le regole di gioco nell’area.

Assad padre si accorse della serietà della politica innovativa del figlio e non poteva nascondere la fierezza nei suoi confronti, vedendo il suo ascetismo nei confronti della posizione presidenziale, il suo spirito patriottico, la sua sincerità ed il gran desiderio di essere diverso, ma in base alla sua esperienza, e conoscendo la capacita limitata della Siria, circondata da sfide, le considerò idee di un giovane entusiasta. Ma, in fine, i ruoli si sono scambiati: ora è Hafez Al-Assad che osserva da lontano, nei suoi ultimi anni di vita, il suo cucciolo che mescola tutte le carte della regione.

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Rompere le linee rosse

Mentre Udai Hussein era entusiasta di riallacciare i rapporti con la Siria, Qusai Saddam Hussein non era d’accordo con l’atteggiamento di suo fratello; era persino convinto che il regime del padre sarebbe esistito finché non ci fosse stato nessun rapporto di fratellanza tra i due paesi, in quanto l’avvicinamento tra i due, per sionisti e americani,  è una linea rossa, cosi descritta letteralmente da Menachem Begin: “Noi non possiamo permettere a nessun costo che i due paesi si uniscano: il resto della storia è ben nota a tutti”, questa dichiarazione si basa su un rapporto presentato dal capo dei servizi segreti israeliani sulla forza devastante derivante dall’unione dei due eserciti.

Nonostante il disaccordo storico tra i due regimi, la decisione di Bashar Al-Assad di aprire completamente le porte alle relazioni con l’Iraq ha dato inizio ad un progetto che aveva pianificato con tutta calma: un progetto che mise fine all’Accordo Sykes-Picot, un’altra linea rossa secondo l’occidente, che nessun leader arabo avrebbe avuto il coraggio di superare.

Per i Siriani, sia popolo sia governo, la relazione con la Turchia era peggiore di un incubo, tanto da non riuscire a dimenticare la buia epoca dell’occupazione Ottomana, che pesava sia nella mente sia nel corpo; ma il presidente Bashar aveva un’altra visione. La politica bipolare di America e Russia era caduta e il mondo si stava raggruppando in forme territoriali più grandi. Il mantenimento della posizione di ostilità da parte dei paesi arabi con l’ambiente circostante moltiplicò i fattori di vulnerabilità. In questo clima la Turchia, per i siriani, rappresentava un paese limitrofo con il quale poter costruire dei rapporti sinceri di commercio e d’interesse bilaterale, inserendolo nell’asse territoriale composta dagli stati membri del Nuovo Medio Oriente ovvero: Siria, Iran, Iraq, Giordania, Libano, Palestina, che avrebbe costituito una federazione comune economicamente indipendente, in grado di garantire prosperità per la popolazione dei paesi membri, con la possibilità di aggregare tutti quei paesi bisognosi del nuovo gigante orientale.

Anche in questo caso nessuno, europeo o americano, poteva immaginare che un giorno ci sarebbe stato un leader arabo con quest’ampia visione geo-strategica in grado di dominare una delle aree più importanti per i paesi occidentali, spezzando un’altra linea rossa che nessuno mai aveva avuto il coraggio di violare.

La decisione di Bashar Al-Assad di ritirarsi dal libano non fu una bella notizia, per i Sionisti e gli Americani, giacché tutti i loro studi analitici e i rapporti investigativi dell’intelligent affermavano che nessun presidente Siriano, incluso Assad, avrebbe avuto il coraggio di prendere tal decisione, malgrado le pressioni ricevute. Credendo che i leader arabi si assomiglino tutti, gli americani pensavano che sarebbe bastato un ordine di Bush Jr (così come aveva fatto il padre con Saddam Hussein) non eseguito da Assad, di ritirare subito dal Libano l’esercito siriano, con l’aiuto da parte del movimento libanese del 14 marzo schierato contro Assad, per fargli commettere lo stesso errore commesso da Saddam invadendo il Kuwait. Solo in questo modo l’occidente avrebbe avuto l’opportunità di distruggere la Siria e il Libano facendoli arretrare anni di luce.

In attesa del discorso di Assad all’Università di Damasco, l’occidente era già preparato a criticarlo, ma Assad aveva già preso la decisione di ritirarsi dal Libano. Inoltre aveva già avvertito i suoi alleati, affermando con parole chiare: “all’orizzonte vedo un nuovo 17 maggio, tenetevi pronti a respingerlo”. Cosi sono crollate tutte le loro linee rosse e gli analisti politici e strategici hanno ammesso di essere di fronte ad un nuovo tipo di leader, uno che non si fa trascinare dall’istinto né si fa piegare dalla pressione o dalla provocazione, usa il cervello, è freddo e strategico, confronta i casi valutandoli minuziosamente, è una mentalità completamente diversa da quella conosciuta come ‘irresponsabile mentalità araba orientale’.

Le parole del segretario generale del movimento di resistenza “Hezbollah”, Mr. Hasan Nasrallah, in un’intervista televisiva, dopo la vittoria di luglio, furono molto chiare: “Assad mi ha confermato la preparazione e la disponibilità immediata dell’esercito Siriano appena sarà necessario; non permetteremo a niente e a nessuno di sconfiggere la resistenza”. Ovviamente queste parole non hanno prodotto altro che la furia dei sionisti. Questo leader arabo aveva aperto i suoi depositi di armi a favore della resistenza, ma la loro rabbia aumentava ogni volta che leggevano, sui missili precipitati nelle loro colonie, il marchio di fabbrica della difesa Siriana. Non potevano credere che un leader arabo decidesse di donare le armi più avanzate in suo possesso, che da sempre sono ritenute uno dei segreti militari nazionali che non devono essere rivelati, se non in un confronto diretto con il nemico, per sorprenderlo, esattamente come è successo nella battaglia di Tishreen (ottobre 73), dove i sionisti si sono trovati di fronte ad un leader di un tipo diverso, che tra le sue mani aveva un progetto pronto per distruggere l’entità sionista. E’ stata in questa battaglia che per la prima volta i sionisti si sono resi conto di aver perso il potenziale militare. Ecco un’altra linea rossa che non doveva essere superata.

La decisione è presa, è giunto il momento di rovesciare quello che ha spezzato tutte le linee rosse, ma prima si deve preparare il terreno e l’ambiente necessario. Arrivò all’aeroporto di Damasco Iyad Allawi il vecchio amico della Siria, chiedendo l’appoggio alla sua battaglia con il suo avversario Nuri Al-Maliki l’alleato dell’Iran, la visita fu benedetta dall’Arabia Saudita, mentre tutti attendevano che Assad cadesse nella trappola, specialmente dopo la visita che aveva già compiuto da Saad Al-Hariri in precedenza, a Damasco, esprimendo la sua amicizia con Assad in cambio della distruzione degli Hezbollah. Contro ogni aspettativa arrivò la mossa di Assad, che fece amicizia con il Maliki e successivamente rovesciò il governo di Saad Al-Hariri; l’occidente capì che il loro piano era stato scoperto, così si chiesero se quello che era successo fosse una pura coincidenza, se Assad avesse avuto delle visioni internazionaliste o se si fosse trattato di problematiche create da parte di un leader, reputato polemico, viste le opposizioni messe in atto per contrastare tutti i loro piani di dominare la zona.

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 Il ritorno del drago

Qualcuno ha detto: la quarta guerra mondiale non scoppierà, perché se la terza dovesse avvenire sterminerebbe la razza umana. Cosicché un arretrato e povero stato come la Corea del nord è in grado di distruggere mezzo mondo con i suoi armamenti nucleari, e di fare in modo che l’altra metà non sia in grado di vivere in esso a causa delle radiazioni.

Per questo è stata fatta cadere quella che si chiamava Unione Sovietica in una maniera teatrale e assurda, usando come scusa i diritti umani e la democrazia, attraverso un giornalismo molto avanzato e pericoloso che ha preparato le fondamenta necessarie per la caduta dei Sovietici, definendola una conseguenza di azioni “superficiali” che hanno avuto come protagonisti un ubriacone di nome Eltsin e un cretino che si chiama Gorbaciov.

In quella che si chiamava Germania dell’est, c’era un ufficiale Russo del KGB di nome Vladimir Putin che osservava con tanta tristezza la serie di eventi che portarono alla caduta di una grande potenza, l’Unione Sovietica, non con un’azione militare e nemmeno con un attacco nucleare, ma con un’alleanza assurda tra il giornalismo dei “Western Media”, il denaro di Paesi del Golfo e mujaheddin islamici, che un semi-stato come l’Arabia Saudita ha preso in carico con il compito di trovare un parere consultivo religioso (fatwa) adatto per mandare i suoi rifiuti umani a distruggere uno stato, appunto la Russia, che da sempre e con tanta fermezza è stata a favore delle cause arabe: il tutto a giovamento di un altro stato, alleato con altrettanta fermezza con il nostro nemico, Israele.

A Pecchino, Hsiao-ting Lin era molto attento a quello che era successo a Mosca, per cui mandò i carri armati in piazza Tienanmen per distruggere quelli che manifestavano contro il regime comunista. Laddove tutte le idee di cambiamento avanzavano, i manifestanti si riunivano innalzando le insegne di Mc Donald, della Pepsi cola e le foto di Michael Jackson.

Sono passati venti anni in cui l’America fu l’unico polo: la signora del mondo libero ha distrutto stati,  ne ha spezzati altri, ha ucciso milioni di persone, con un silenzio Cinese e Russo assoluto, e un lavoro continuo dietro le quinte per bilanciare la situazione e prepararsi alla prossima battaglia. Senz’altro una battaglia per riprendere il dominio mondiale e tagliare le unghie affilate all’aquila Americana, che si sentiva molto orgogliosa della sua forza distruttiva. Mentre sono caduti tanti alleati di Mosca nel mondo, altri, invece, hanno resistito essendo molto duri a cadere.

I Russi ad un certo punto rinunciarono ad alcuni posti strategici, per tenersene altri che non volevano assolutamente perdere. Questi posti, erano stati capaci di resistere, con un po’ di aiuto Russo, senza farli implicare in una guerra che non erano pronti a sopportare.

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Assad sceglie il Comando del Consiglio della sua Rivoluzione.

In una sua dichiarazione Assad ha detto: “Non c’e’ una soluzione militare per la crisi in Siria, ma una soluzione politica, visto che gli stati che complottano contro la Siria sono in grado di inondarla di decine di migliaia di insorti, e fornire loro le più moderne armi”.

Nella stessa maniera in cui è stato spossato l’esercito Russo in Afganistan, con gli stessi mezzi è stato dichiarato il territorio Siriano simile ad un’arena per il Jihad; infatti è cominciato un flusso continuo di elementi sovversivi, attraverso i lunghi e intersecati confini, in particolare in quelle zone adiacenti il LIWAA ESKANDARON (occupato) dove ci sono fitti boschi e montagne tortuose, oppure attraverso i confini con il Libano.

La classe dirigente (il Comando siriano) aveva capito sin dall’inizio la dimensione del volume degli insorti e la loro presenza in tutto il territorio Siriano; tutto questo accompagnato ad una tensione religiosa, voluta e programmata, e da una pressione economica e tangenti molto appetitose, per fare pressione su alcuni signori del regime e per far loro dichiarare la propria dissidenza. Ci si aspettava un Assad simile a Gheddafi, che era apparso agitato e nervoso nel suo famoso discorso, mentre quello visto più tardi era completamente diverso.

L’esercito ha distribuito le sue brigate in una disposizione di battaglia che gli permette il controllo di ogni zona di confine in cui sorgeva il fenomeno degli insorti, per evitare il ripetersi di uno scenario simile a quello di Ben Ghasi. La direzione politica scopriva, giorno dopo giorno, una pericolosa violazione della sicurezza nazionale e la presenza di terroristi in tutto il territorio Siriano, per arrivare alla conclusione che per far fronte a tutto ciò sarebbe stato più opportuno il taglio della testa del serpente, e non combattere con la sua coda.

Questo è stato il lavoro dell’intelligence: la giusta decisione di non spingere l’esercito in infinite battaglie che l’avrebbero affaticato e disperso le sue forze, salvo che nel caso di pericolo diretto. Tutto questo è stato accompagnato ad un fortissimo lavoro diplomatico per far ritirare le giustificazioni  e far fronte alle campagne di disinformazione mediatica e di incitazione religiosa.

Il regime ha messo in atto un piano molto complesso per far fallire il ripetersi dello scenario Afghano in Siria, per prima cosa attraverso lo smantellamento dell’ambiente fanatico che fa da culla ai rivoltosi nelle zone più povere delle campagne. Ma la cosa più importante, è lo stato di rilassamento e calma nell’attesa di scoprire tutti i punti deboli all’interno di un regime flaccido e pieno di migliaia di opportunisti, fondamentalisti, corrotti, creando un’opportunità irripetibile per scoprire chi è veramente innamorato della Siria e della propria terra.

Noi, in Siria, ammettiamo di essere entrati in una fase nuova, completamente diversa da tutte quelle precedenti. E’ la nuova Siria, sia nella forma, sia nel contenuto, e la cosa più bella di questo cambiamento, e’ che il popolo Siriano, di tutte le sue classi sociali, è uscito dal guscio dello stato ideologico, che dettava ai suoi cittadini la sua agenda culturale e politica. Anzi, questo cambiamento lascerà ad ogni individuo la libertà di scelta delle sue priorità patriottiche, lontano dalle raccomandazioni del padre spirituale, o del partito del leader governativo, cosi la classe dirigente che comandava vedrà con i suoi stessi occhi il risultato di una ricca esperienza nella storia della Siria.

Il presidente ascolta i battiti dei cuori della gioventù Siriana, esplosa con rabbia a sostegno per la nuova Siria, che grida contro i corrotti e la corruzione, ma che vede anche coloro i quali non si sono mai approfittati del regime offrire il proprio sangue per la Siria, per la sua gloria e per l’unione del suo territorio nazionale.

Ha visto anche chi sosteneva di essere il padre della rivoluzione (intesa come cambiamento costruttivo), e padre del partito Baath, silenzioso, cospiratore e traditore. Ha ascoltato le voci delle vedove e dei figli dei martiri, che si elevavano sopra tutti i dolori e le sofferenze per dichiarare il proprio appoggio e sostegno alla Siria e al suo Presidente. L’esame più difficile, per tutto il popolo Siriano, è la fase di distinzione, tra patriota e traditore, tra acculturato ed insignificante, è la Siria che cambia, come dice Ghalion, Kilo, Jaara, Kurabi, Maleh e Arour, ma che cambia come Assad vorrebbe che essa cambiasse.

Per noi Baathyoun (intesa del partito Baath), tra pochi giorni ci sarà il convegno regionale, e non sarà come nelle precedenti conferenze.

Guarderemo e vedremo come il gigante del partito Baath dichiarerà la sua rabbia contro chiunque non abbia alzato la sua voce forte, e domani saremo contadini e operai e giovani che non mollano, saremo dei veri soldati, la voce dei veri lavoratori che provengono dalle radici della terra.

Domani elimineremo chiunque fu titubante nello scendere nella fossa unica dei veri rivoltosi, affermeremo che l’ingiustizia è scomparsa e non ci ha resistito: il Baath tornerà nella piazza della battaglia.

Il Baath andrà avanti con molta forza, per un domani libero e fruttuoso, senza Salafiti e fratelli musulmani e senza religiosi né fanatici e radicali ignoranti, e senza insorti e imam che predicano pregiudizi.

Domani giureremo di nuovo, per portare il messaggio eterno e assicurare un’altra volta il nostro amore alla nazione unita.

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Dati tratti da testi vari in lingua araba.

Traduzione e adattamento in lingua italiana a cura W.A. & F.F.P.

per SyrianFreePressNerwork

at http://wp.me/p1P9ia-VZ

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