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Centro cattolico d’informazione Vox Clamantis Diocesi greco-cattolica di Homs, Siria.

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«La situazione è grave. Ogni giorno rapimenti, decapitazioni, stupri, furti, attentati. Ci ricorda gli anni peggiori in Libano» 

  • La mancanza di sicurezza in Siria.
  • Un’esperienza vissuta a Qâra.
  • E un appello del Patriarca Gregorio III

Qâra, Provincia di Damasco, Siria. 11 maggio 2012

I cristiani vivono a Qâra da molte generazioni. Sono cinquecento su una popolazione totale di 25mila sunniti. Minoranza, sono sempre stati molto rispettati e hanno sempre vissuto in buoni rapporti con i loro fratelli musulmani; molte famiglie musulmane erano cristiane, convertitesi al tempo dei Mamelucchi.

Dopo la caduta di Baba Amro e di altri quartieri della città di Homs e della sua provincia, molte famiglie sunnite si sono rifugiate a Qâra dove i « rivoluzionari » le hanno accolte in locali pubblici, palestre, moschee e centri culturali, o appartamenti privati. L’igumena del monastero San Giacomo l’interciso ha visitato queste famiglie ; ve ne sarebbero circa seicento, un terzo delle quali ha combattenti all’interno “dell’Esercito siriano libero“.

La presenza di queste famiglie « combattenti » ha trasformato rapidamente la tranquilla quotidianità del paese di Qâra. Si SOJSi sono verificati furti ma anche rapimenti a scopo di estorsione : una pratica che si sta diffondendo in tutta la Siria per rimpolpare le casse della « rivoluzione » o per riempire le tasche dei contrabbandieri che non possono continuare le loro pratiche vista la presenza dell’esercito regolare siriano. Facciamo il caso dei villaggi che ci circondano : Yabrud, Nebek, Deir Attieh. Bande armate rapiscono i cittadini e reclamano un riscatto per la loro liberazione. I leader dell’opposizione locale fungono da mediatori fra i rapitori e i parenti delle vittime. I riscatti vanno da un milione di lire siriane a parecchi milioni (fra i 20.000 e i 40.000 dollari) per i cristiani e centinaia di migliaia di lire (da 1.000 a 5.000 dollari) per i musulmani. I rapitori appartengono a tribù bellicose dei villaggi di Flitta, Baqaa, Maaret Yabrud o Yabrud. Si verificano risse armate fra le diverse squadre per dividersi il bottino o assicurarsi la supremazia.

Sono presenti a Qâra persone forestiere dal comportamento sospetto. Giorno e notte circolano automobili con vetri oscurati e senza targa. I responsabili dell’opposizione sono diventati più autoritari. Ormai si mostrano armati e di recente hanno ricevuto uniformi nuove dell’ « Esercito siriano libero ». Fanno il bello e il brutto tempo, ormai. Indicono scioperi, coprifuoco e manifestazioni.  Chi non collabora si trova a mal partito. Possono decidere di uccidere questo o quel « collaboratore » ; come un colonnello sunnita ucciso a sangue freddo e i cui funerali sono stati vietati. Dicono che sono qui per proteggere la popolazione civile dagli Shabbiha, cioè dalle forze dell’ordine ». In realtà creano un vacuum nella sicurezza che lascia spazio a banditi e terroristi.

Malgrado le dichiarazioni tranquillizzanti dei leader dell’opposizione locale ci siamo trovati più di una volta a dover contrastare i tentativi di rubarci i raccolti e di far penetrare greggi sui pascoli. Ogni volta la risposta è : « le cose non sono più come prima », in altre parole « le forze dell’ordine non vi possono più aiutare, facciamo quel che vogliamo ».

Sono corsi molti rimproveri da parte nostra, e alla fine la vendetta è arrivata. Hanno distrutto la nostra pioppeta. Una mattina, alberi grandi e piccoli erano tutti a terra, tagliati. Qualche mese prima era successo lo stesso a decine di alberi della riserva naturale di cui ci occupiamo con il ministero dell’agricoltura. La spiegazione fornita dall’opposizione è che « la popolazione è arrabbiata perché voi piantate alberi là dove le greggi andavano a pascolare ». Ma non è vero : la piana circostante conta migliaia di ettari ad accesso libero.

Abbiamo taciuto. Ma oggi è successo di peggio. Mentre eravamo scioccati dal terribile attentato delo 10 maggio a Damasco costato la vita a decine di persone e con centinaia di feriti (il nostro fratello Jean Baudoin era passato per quella strada pochi minuti prima, e l’autobus della scuola greca cattolica ci passava qualche minuto dopo), ecco che ci arriva la notizia dell’aggressione della quale è stato vittima il nostro padre George Luis, curato della parrocchia greca cattolica di Saint Michel, nel centro storico di Qâra.

All’alba dell’11 maggio due uomini armati  e mascherati sono entrati nella sua stanza. L’hanno minacciato con la pistola e chiesto le chiavi. Temendo che entrassero in chiesa, il padre ha cercato di dialogare. L’hanno legato e gli hanno intimato di consegnare le chiavi. Davanti alla sua esitazione uno l’ha colpito sulla testa con una bottiglia di vetro che si è rotta. La ferita sanguinante si è rivelata a forma di croce. « Ecco, ti abbiamo stampato una croce sulla testa ». Il padre ha continuato a cercare di ragionare ma un pugno gli ha spaccato un dente. Dopo aver rubato la cassa della chiesa e il computer, i banditi hnno obbligati il padre a entrare nel bagno e l’hanno legato al water, chiudendoigli anche la bocca con dell’adesivo. Hanno anche cercato di strangolarlo ma, rispondendo a un segnale, si sono ritirati. Il padre si è liberato solo dopo due ore. Con le mani ancora legate ha chiesto aiuto. Il chirurgo gli ha dato cinque punti di sutura.

Un simile fatto sarebbe stato impensabile fino a qualche mese fa. Gli slogan confessionali delle tivù satellitari saudite e qatariote hanno finito per rendere i cristiani – prima rispettati in virtù del diritto alla protezione delle minoranze – un obiettivo facile. Povera Siria. Nascono gruppuscoli un po’ ovunque. Sanno che nella congiuntura attuale rimarranno impuniti.

Il villaggio si è stretto intorno al curato. I dignitari religiosi e civili, cristiani e musulmani hanno condanato l’accaduto. I leader dell’opposizione sono attesi a una riunione al municipio con l’igumena del monastero. Occorre evitare lo scontro confessionale.

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Grégoire III Laham, patriarca greco melchita di Antiochia e di tutto l’Oriente ci ha telefonato per esprimerci la sua tristezza e solidarietà paterna. Dopo gli attentati criminali della veglia che hanno scosso Damasco facendo settanta morti e 400 feriti, il Patriarca ci ha dichiarato che : « il dramma nella nostra amata Siria è la dissoluzione della società, il banditismo e la mancanza totale di sicurezza. E’ questo il sentimento della maggiorn parte dei cittadini siriani che non sanno più in quale luogo sicuro rifugiarsi. La violenza cieca e selvaggia colpisce ovunque. Gli elementi che rappresentano un pericolo per tutti – ma soprattutto per i cristiani  e le altre minoranze – sono il caos insidioso, l’opposizione incontrollabile e superarmata e il banditismo. Sono tutti elementi che indeboliscono lo stato e creano una situazione di paura, o anche di terrore e uno stato psicologico molto grave presso la popolazione. Ci troviamo nell’insicurezza più totale. Oggi in Siria non c’è più uno scontro fra governo e opposizione. C’è un terzo elemento : è il banditismo che regna e approfitta della situazione, si nasconde dietro l’opposizione e sfrutta la mancata presenza dell’esercito e degli osservatori dell’Onu ».

Commentando l’aggressione del curato, il Patriarca ha detto : « Francamente non ho paura dei musulmani, dell’islamismo, del salafismo. Posso aver a che fare con loro, so con chi ho a che fare. Ma davanti al banditismo non ho mezzi né difesa ».

Abbiamo confidato al Patriarca che le forze dell’ordine, contattate da dignitari musulmani e cristiani del villaggio, esitavano a venire a Qâra perché, come ogni venerdì, c’è una manifestazione davanti alla moschea, che si trova a qualche metro dalla parrocchia e l’opposizione ha uomini armati. Le forze dell’ordine non hanno voluto venire per non provocare vittime civili, nell’affrontare i miliziani armati.

Il patriarca ha risposto : « Il governo finché è in carica deve governare : è una regola internazionale.  Non si può impedire a un governo di governare. E il governo non può esonerarsene. La rivoluzione, mettendo l’opposizione contro il governo, ha paralizzato quest’ultimo. Si direbbe che non c’è più governo. Il governo siriano è legato e annullato dalla politica internazionale, a causa di accuse continue senza vere indagini, lo si accusa di compiere massacri e ombardare i civili mentre gli atti barbari compiuti dagli insorti sono passati sotto silenzio.   Per questo le persone chiedono aiuto . C’è un governo, deve governare. Bisogna aiutare il governo. Se questo governo cade, non ci sarà più nulla da fare. In quale vuoto ci troveremmo senza un’alternativa affidabile? Purtroppo constatiamo che c’è una volontà internazionale che  cerca di esacerbare le differenze e propvoca il conflitto in Siria. Armando e appoggiando con mezzi diversi delle forze incontrollabili si spinge il paese a più violenza, più terrorismo, più sangue versato. Mi rivolgo alla comunità internazionale : salvate la Siria. Salvate la convivenza esemplare fra musulmani e cristiani. A coloro ai ai quali la Siria è preziosa io grido : Salvate la presenza cristiana in Siria : questi eventi tragici spingono i cristiani all’esodo per timore del caos e del banditismo ».

Il patriarca termina con una preghiera : Damasco, la più antica capitale del mondo, ha accolto Saul il persecutore. Là egli si è trasformato in Paolo, apostolo delle nazioni. Damasco è il luogo dell’incontro con il Perseguitato. Con laiuto del cielo, di colui il quale è resuscitato fra i morti e che è per sempre solidale con le nostre disgrazie, Damasco può tornare a essere il luogo della conversione, della trasformazione interiore e della grande riconciliazione. Dio guarda dal Cielo e agisci con misericordia, tu amico degli umani ».

 Questi eventi debbono far riflettere ogni persona di buona volontà : un paese viene destabilizzato da insorti che accettano di ospitare fra di loro dei banditi e dei terroristi. Instaurano uno stato di non-diritto le cui conseguenze sono disastrose e drammatiche per la popolazione civile. Come possiamo restare inerti ?

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Da United Press International (Upi)

Uomini armati cacciano i cristiani dal villaggio di Al Qastal Al Borj, provincia di Hama

Il 10 maggio uomini armati hanno cacciato le famiglie cristiane dal villaggio Al Qastal Al Borj, nella provincia siriana di Hama. Un abitante ha detto che gli armati hanno intimato alle famiglie di andarsene prendendo quel che potevano portare via. E hanno trasformato la chiesa in quartier generale. Il villaggio è nella circoscrizione di Al Ziyara nella parte nord della pianura di Al Ghab (a 42 km da Saqalbiyeh), nel dipartimento di Saqalbiyeh (48 km a nord est di Hama). Le famiglie cristiane erano dieci.   

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