Tags

, , , , , , , , , ,

Il Patriarca Gregorio III Laham (foto dell’agenzia stampa SyrianFreePress.net Network)

*

ULTIME DALLA SIRIA – un’analisi a cura di don CURZIO NITOGLIA

● Gregorios III – il patriarca greco-cattolico di rito melchita, la cui sede è Damasco – lancia il suo grido di allarme: «Ma quale rivoluzione, non c’è rivoluzione, non ci sono più manifestazioni; c’è solo criminalità e il mondo intero rifiuta di riconoscerla».

● Il patriarca Gregorios esclama: «Nel Paese sono entrati elementi stranieri, ed hanno anche cominciato a colpire i cristiani; questi hanno dovuto abbandonare Homs a causa del pericolo». Homs, la città «liberata», è sotto pulizia etnico-religiosa, nel silenzio dei media occidentali. «Quando vado in Francia, mi sento dire che io scuso il regime; ma io faccio presente solo la realtà», denuncia il patriarca: «I giornali sono stereotipati, riportano fonti uniche e non sono disposti ad ascoltare nessuno, nemmeno me»; non esita a parlare di una «dittatura della stampa al servizio degli Stati Uniti».

● «C’è la volontà internazionale di nuocere alla Siria», ha detto Gregorios, non celando la sua insoddisfazione per l’atteggiamento del Vaticano. Il regime siriano non è senza macchia sul piano della legalità, ma «nessuna sanzione è mai stata elevata contro le colonie israeliane nei Territori Occupati, ancorché illegali». Quanto al suo giudizio sull’intervento delle forze armate siriane, Gregorios lo giudica persino «troppo lieve e tardivo» per sperare di mettere fine alle violenze ribelli.

Nella foto a lato: interno Patriarcato Melchita-Cattolico in Damasco (foto dell’agenzia stampa SyrianFreePress.net Network)

● Il 28 aprile, l’esercito libanese ha bloccato una nave che portava 140 tonnellate di armamenti, provenienti dalla Libia e destinati ai gruppi ribelli siriani. La nave ha seguito la sua rotta sotto gli occhi dell’Unifil, i Caschi Blu (sotto comando francese e italiano) stanziati nel Sud del Libano e di Israele, passando all’interno della zona sotto protezione occidentale e internazionale. Poco prima ribelli su gommoni hanno attaccato un naviglio militare siriano e ci sono stati morti da entrambe le parti. Il patriarca Gregorios III parla, solo e inascoltato, mentre il Vaticano tace.

● Il 24 giugno Eric Schmitt del New York Times aveva scritto che «la Cia stessa ammette di armare l’opposizione in Siria. […]. Le armi sono canalizzate soprattutto attraverso la frontiera turca, mediante i Fratelli Musulmani, pagati da Turchia, Arabia Saudita e Qatar. […]. L’America, non potendo attaccare direttamente, aiuta i ribelli armandoli per togliere di mezzo Assad. […]. Il Presidente americano Obama e i suoi assistenti stanno cercando di far pressione (“lobbyng”) sulla Russia affinché limiti la sua spedizione di armi alla Siria».

● Frattanto in Egitto dopo la caduta di Hosni Mubarak (1981-2011) hanno vinto le elezioni i Fratelli Musulmani e il nuovo Presidente egiziano è Mohamed Morsì (24 giugno 2012). A Gaza Hamas ha festeggiato. Israele si dice preoccupato anche se vuol continuare a sperare che la situazione non precipiti. Un segnale allarmante è venuto dall’apertura del nuovo Governo dell’Egitto all’Iran tramite un’intervista di Morsì, in cui “chiedeva di normalizzare i rapporti” tra i due Paesi, mentre Mubarak li aveva ingessati. “Il trattato di pace con Israele va rivisto e le relazioni con l’Iran rafforzate”; l’intervista è stata smentita, tuttavia “la ripresa con l’Iran, dopo 30 anni di gelo, è nell’aria da mesi in Egitto anche tra i Militari. […]. Non è solo Israele ad essere in allarme. Nella regione mediorientale lo sono pure le Monarchie che rimpiangono un Egitto ‘debole’ , come in fondo fu con Mubarak” (Cecilia Zecchinelli, Corriere della Sera, 26. VI. 2012, p. 19).

● Tuttavia “Damasco non è Tripoli. Nessuno vuole la guerra. Lo storico Jeremy Salt dice che un intervento armato sarebbe disastroso […], non solo per la Siria, ma a livello globale. […]. Russia e Cina non permetterebbero mai che si violi la sovranità della Siria. […]. Ahmadinejad sa benissimo che l’agenda dell’Arabia Saudita ha come primo obiettivo Assad e subito dopo l’Iran” (Marta Ottaviani, La Stampa, 26. VI. 2012, p. 16).

● La Nato mostra i muscoli assieme alla Turchia, dopo l’abbattimento dell’F-4, “lungo i 910 chilometri che separano Siria e Turchia sono arrivate truppe, armi a lungo raggio, 15 blindati. Recep Tayyip Erdogan ha annunciato di aver cambiato le regole d’ingaggio: ‘ogni elemento armato in avvicinamento sarà considerato come una minaccia e sarà trattato come un obiettivo militare’. […]. Assad risponde: ‘posso trasformare la regione in un attimo in una palla di fuoco, stiamo vivendo una vera situazione di guerra’. […]. Comunque nessuno sembra volere per ora un conflitto con la Siria, benché con le nuove regole d’ingaggio basterebbe poco, anzi pochissimo, per innescare un conflitto. E, come ha detto Erdogan al Corriere della Sera all’inizio di maggio: ‘se la Siria commetterà ancora degli errori alla frontiera questo sarà un problema della Nato come recita l’articolo 5’. A quel punto la guerra, evocata ieri da Assad, diventerebbe una realtà” (Monica Ricci Sargentini, Corriere della Sera, 27. VI. 2012, p. 16).

● Tuttavia la situazione sta degenerando. Infatti il 27 giugno i ribelli hanno assaltato la TV di Stato siriana “Un’operazione ‘di alto profilo’, che segna un’ulteriore svolta. […]. Il quartier generale della TV siriana è stato bombardato con obici, gli edifici poi sono stati minati e distrutti. […]. Le Nazioni Unite hanno ammesso che la natura dello scontro è profondamente cambiata negli ultimi tre mesi” (Cecilia Zecchinelli, Corriere della Sera, 28. VI. 2012, p. 16).

● La Siria è davvero molto importante per tutti e nessuno vuole rinunciarvi. Infatti “Damasco è un vero hub strategico. Le ambizioni iraniane, turche e saudite, l’irrisolto conflitto arabo/israeliano, il precario equilibrio del Libano, le aspirazioni russe a un ruolo mediorientale: tutto questo fascio di relazioni passa attraverso la Siria. […]. Mosca non consentirebbe un’azione militare contro il suo alleato, neppure se questa avvenisse nella forma di escalation di scontri di confine” (Vittorio Emanuele Parsi, Avvenire, 27. VI. 2012, p. 1).

● In breve siamo seduti su una polveriera, la situazione bellica mondiale, con centro in Siria, è foriera di una possibile terza guerra mondiale; la situazione religiosa in Vaticano e in ambiente “tradizionalista” è in ebollizione; la situazione socio-economica europea e italiana lascia prevedere disordini sociali, che potrebbero diventare una vera e propria rivolta. In questo mare di sbandamenti dottrinali e deviazioni morali solo Dio può esserci di aiuto, ogni istituzione sembra venire meno o perlomeno essere in grave difficoltà. Ma “non abbiamo paura!”, è proprio nei momenti più bui che l’Onnipotenza e la Provvidenza di Dio agiscono fortiter suaviterque, con giustizia e misericordia. Sta a noi cercare di vivere bene per ottenere misericordia, mentre se ci ostiniamo a vivere male glorificheremo la giustizia vendicatrice di Dio.

d. Curzio Nitoglia

http://www.doncurzionitoglia.com/ultime_dalla_siria.htm

http://doncurzionitoglia.wordpress.com/2012/07/03/ultime-dalla-siria/

Reloaded by SyrianFreePress.net Network

at http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/07/04/gregorios-iii-ma-quale-rivoluzione-non-ce-rivoluzione-ce-solo-criminalita-e-il-mondo-intero-rifiuta-di-riconoscerla/

*

*

*

*

About these ads