La battaglia finale di Chavez: “la mobilitazione del lutto”
La morte del presidente venezuelano Hugo Chavez si pone immediatamente sotto gli auspici di una grande crisi: una crisi, non solo nel Paese, cosa ovvia per un tale evento e sapendo le circostanze generali, ma soprattutto anche una crisi generale che oppone il Sistema a forze necessariamente anti-sistema, rientrando completamente nel contesto internazionale. Il governo e, in generale, il “Gruppo Chavez” condotto finora dal Vicepresidente Maduro, hanno immediatamente ed esclusivamente inserito l’evento in questo contesto, e con tutti gli argomenti necessari per farlo.
Due assi sono stati immediatamente scelti per realizzare questo contesto dell’aggressione del Sistema, rappresentato principalmente dagli Stati Uniti e dal loro processo d’interferenza immemorabile e d’intervento illegale in America Latina. Da un lato, un intervento diretto degli Stati Uniti, anche attraverso militari o funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti, con l’espulsione immediata di due ufficiali dell’USAF addetti all’ambasciata e accusati di proporre ai militari venezuelani delle azioni sovversive; dall’altro, i dubbi sulle cause del cancro di cui Chavez è morto. Si hanno i dettagli dei due assi nell’intervento di Maduro, denunciante un piano di destabilizzazione, su Venezuelanalysis.com del 5 Marzo 2013.
“Il Vicepresidente Nicolas Maduro ha oggi denunciato piani di destabilizzazione da parte delle destre venezuelana e internazionale, annunciando l’espulsione di due ufficiali degli Stati Uniti per aver minacciato la sicurezza militare. Implicando anche che il cancro di Chavez sia stato “causato dai nemici del Venezuela” … [...] Inoltre, [Maduro] ha detto: “Non abbiamo dubbi che i nemici storici del Paese hanno cercato un modo per danneggiare la salute del presidente Chavez… aggredito con questa malattia”, alludendo alla possibilità di un “attentato scientifico”. “Proprio come è successo a Yasser Arafat… Alla fine ci sarà un’indagine scientifica sulla malattia del Presidente Chavez”, ha detto.” Questo aspetto, una cospirazione per provocare il cancro Chavez, è ovviamente l’asse più originale del contrattacco preventivo del governo venezuelano nel suo ruolo completamente anti-Sistema.
RussiaToday del 5 marzo 2013 mostra i due assi di questo “contrattacco preventivo”, sviluppando in particolare quello relativo alla salute di Chavez. Ci si ricorda delle accuse dello stesso Chavez, citando il suo caso personale e quello della presidente argentina, e avrebbe potuto aggiungere quelli dell’ex presidente brasiliano Lula e dell’attuale presidente Rousseff, essendosi entrambi curati dal cancro. “Nel dicembre 2011, Chavez speculava sul fatto che gli Stati Uniti potrebbero avere infettato i leader regionali con il cancro, dopo che alla presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner era stato diagnosticato un cancro alla tiroide. “Non voglio fare qualsiasi accusa insensata“, ha detto Chavez alla luce di qualcosa che risultava essere “molto, molto strana.” “Sarebbe strano se [gli Stati Uniti] abbiano sviluppato una tecnologia per indurre il cancro, e nessuno lo sappia?”, si è chiesto.”
Un altro campo di battaglia del dopo-Chavez riguarda l’economia. Su questo punto, da parte del Sistema è in atto un’intensa campagna propagandistica che ruota attorno alla recente svalutazione in Venezuela, e ovviamente contro di essa. Si tratta di screditare in tutti i modi possibili un sistema economico che si oppone direttamente all’ideologia economica del Sistema, di cui può essere visto in tutto il mondo il carattere destabilizzante e dissolvente, la cui generazione di crisi successive colpisce la sua stessa essenza. Questi attacchi contro il sistema economico del Venezuela utilizzano ogni sorta di apprezzamento possibile, spesso straordinariamente assurdo e hollywoodiano, sulla realtà di questa svalutazione.
Un buon apprezzamento è dato dall’articolo di Mark Weisbrot sul Guardian del 3 marzo 2013. Ecco un breve estratto dove Weisbrot sembra rimproverare un economista del Sistema che avrebbe confuso, nel suo racconto, le false cifre dell’inflazione con le cifre false della svalutazione: “Non sorprende che parecchio di ciò che passa per analisi sulla stampa, si basa su una logica errata e dati sbagliati. Il premio dei numeri sbagliati questa volta va a Moisés Naim, che scrive sul Financial Times che “durante la presidenza di Chávez, il bolivar è stato svalutato del 992%.” I fan dell’aritmetica sapranno subito che questo è impossibile. Che la moneta al massimo può essere svalutata del 100%, a quel punto verrebbe scambiata per zero dollari. A quanto pare, un’amplissima esagerazione viene consentita quando si scrive del Venezuela, e finché è negativa…“
L’economista Weisbrot, co-autore del documentario pro-Chavez di Oliver Stone, South of the Border, collabora anche con il sito Venezuelanalysis.com, che ha un forte sostegno dai “dissidenti” pro-Chavez negli Stati Uniti, ed è una buona fonte per seguire gli avvenimenti in Venezuela. Questo sito ha pubblicato, il 5 marzo 2013, un’interessante analisi del Dr. Francisco Dominguez, segretario della Campagna di solidarietà al Venezuela del Regno Unito, su Ricardo Haussmann, collaboratore episodico del Guardian che prende di mira la situazione economica del Venezuela: Haussmann uomo della vecchia era pre-Chavez, e del FMI, poi di Harvard… Questo è l’archetipo dell’attore economico del Sistema che agisce per raccogliere e organizzare le varie forze economiche dominanti anti-Chavez e pro-USA in Venezuela.
“Nelle scorse elezioni di ottobre, vinte da Hugo Chavez in modo schiacciante, Haussmann (in qualità di advisor dello sconfitto candidato della destra Henrique Capriles) aveva dichiarato che l’opposizione di destra avrebbe avuto 200.000 persone presenti ai seggi elettorali, che poi avrebbero annunciato i propri risultati prima di quelli ufficiali. Fortunatamente questo piano, che fu visto da molti fin dall’inizio come una preoccupante destabilizzazione volta a legittimare dei risultati internazionalmente non riconosciuti, non scattò a causa della dimensione della vittoria di Hugo Chavez, con Capriles stesso che riconosceva i risultati. Questo non è stato il primo, il quotidiano spagnolo ABC aveva pubblicato un falso sondaggio che dichiarava perdente Hugo Chavez. Sicuramente il suo ruolo di consulente del candidato di destra avrebbe dovuto configurare il pezzo per il Guardian. Ciò spiegherebbe meglio i motivi del contenuto dell’articolo. Allo stesso modo, parte dei media britannici ha recentemente ospitato Diego Arria (che negò che il golpe che in Venezuela nel 2002 fosse un golpe!) e la filo-golpista del 2002, deputata estremista di destra (e amica di George W. Bush) María Corina Machado. Entrambi sono firmatari di primo piano di una recente petizione pubblica che invita i militari venezuelani a rovesciare il governo legittimo del Paese.”
Tutto ciò definisce una situazione molto particolare, che non è inaspettata considerando la personalità e l’influenza del defunto, nonché la condanna e l’odio con cui lo perseguiva il Sistema, ma una situazione che resta, tuttavia, straordinaria. Questa morte apparentemente “naturale” (di malattia) è stata chiaramente presentata e già accettata, e dovrebbe essere sempre più vista come una morte per attentato o aggressione dal Sistema, direttamente o indirettamente, a scelta. Questa presentazione e percezione della morte di Chavez, fanno si che sia più molto l’occasione della mobilitazione che del lutto o, se si vuole, di una “mobilitazione del lutto”, che sarebbe il massimo contributo diretto di Chavez alla lotta anti-Sistema. Sembra molto probabile che le elezioni presidenziali (entro 30 giorni, secondo le dichiarazioni del ministro degli Esteri del Venezuela) saranno sotto il segno della mobilitazione: contro l’aggressione del Sistema (gli Stati Uniti e gli economisti del Sistema), anche propriamente o indistintamente considerata responsabile della morte per assassinio di Chavez con un attentato tecnologico-medico, o di una sovversione generalizzata.
Il richiamo generale ai sospetti sulle cause del cancro di Chavez dovrebbe svolgere un ruolo importante nel comportamento e nella mobilitazione della popolazione per le elezioni. E anche se la situazione in America Latina sia coerente a ciò che si percepisce, questa mobilitazione prevedibilmente supererà i confini del Venezuela, perché riguarda logicamente tutti i nuovi regimi dell’America Latina, dall’estrema-sinistra di Morales in Bolivia, al centro-sinistra di Rousseff e Lula in Brasile. (Usiamo queste nozioni di “sinistra” per facilità, quando si dovrebbero piuttosto indicare queste tendenze come anti-Sistema.) Non diremo che assolutamente tutti apprezzavano Chavez, ma tutto deve essere necessariamente interdipendente, almeno l’immediato dopo-Chavez, nella misura in cui la pressione del Sistema contro il Venezuela di Chavez comporta un attacco contro l’intero continente per il suo attuale orientamento anti-Sistema. Si può arrivare all’ipotesi che tutto è possibile, in talune circostanze, come nel caso di un brutale tentativo di “golpe” contro il regime di Chavez, in cui uno dei vicini, anche il potente Brasile, prenderebbe in considerazione un intervento militare basandosi sulla reazione popolare in Venezuela. Questo tipo di assunzione può portare a situazioni di grande destabilizzazione, in cui il Sistema non esce sempre vincitrice, anzi lontano da ciò, perché a livello continentale vi è la possibilità di un furioso indurimento anti-Sistema, in tali circostanze.
Ma si farà un tentativo diretto e brutale di destabilizzazione? La dottrina del “diritto alla stupidità“, come ha affermato Kerry ad uso universale del Sistema, non è impossibile. L’espulsione di due ufficiali dell’USAF potrebbe essere un segno, perché cercare di fomentare un colpo di stato delle forze armate venezuelane, nelle condizioni attuali, è una tattica brutale che delimita in modo efficace, nelle condizioni attuali (popolarità Chavez, sospetti sulle cause della sua morte, la solidarietà in America Latina), la famosa “stupidità”. (Che i due ufficiali abbiano effettivamente complottato o meno è secondario, il fatto essenziale è che la percezione di tale iniziativa sarebbe troppo in sintonia con i metodi degli Stati Uniti per essere categoricamente rifiutata: in questo caso, il sospetto sulla base dell’esperienza storica crea la verità della questione, altrimenti sarebbe quasi impossibile determinarlo oggettivamente…)
L’assunzione di un tale tentativo attivo e brutale è da prendere in considerazione, se non altro perché tutte le menti sono d’accordo sulla sua possibilità, e non si deve mai disperare di un sistema in cui più poteri non sono coordinati tra di loro e la passione anti-Chavez così ampiamente diffusa, accentuano il riferimento alla “dottrina della stupidità.” E’ su questo terreno che il regime di Chavez dovrebbe logicamente correggere le tattiche per lanciare il dopo-Chavez, e andare rapidamente a nuove elezioni per sfruttarne l’emozione, in particolare sulla mobilitazione che dovrebbe accompagnare questa emozione. Si aggiunga, come ulteriore vantaggio dei successori di Chavez, che l’opposizione è tutt’altro che unita intorno all’avversario di Chavez dell’ottobre 2012, Henrique Capriles.
La cosa più notevole della situazione, ancora una volta, si trova nel campo della comunicazione. L’attacco contro Chavez da parte della comunicazione del Sistema, e in particolare da quando era malato, è stato di tale potenza, coinvolgendo tutti gli aspetti della “dottrina della stupidità”, che l’idea dell’aggressione occulta si è istituzionalizzata. La morte di Chavez non sarebbe vista come naturale, ma causata da un’attentato. La mobilitazione diventerebbe assolutamente naturale, e se questa sarà la mentalità dominante, ovviamente sarà vantaggiosa per il regime; la responsabilità generale della crisi viene vista come il risultato di questo attacco costante e massiccio contro Chavez. Gli stessi metodi della comunicazione, “l’aggressione morbida” come contro la Russia, devono essere falsati in questo caso, perché in America Latina vi è il peso della brutalità storica del Sistema (Stati Uniti) in questa regione, disprezzata e considerata il giardino o il cortile degli Stati Uniti.
Si scaccia difficilmente l’atavismo storico della brutalità, in particolare quando si carica di questa stupidità del Sistema che sembra andare di pari passo con l’attività da superpotenza del Sistema, il suo odio totale per tutti i principi di legittimità della sovranità, il suo gusto per la dipendenza dell’illegalità, arrivando alla tossicodipendenza, ecc. Tutto questo è stato fatto per anni contro Chavez. Il risultato è che la morte di Chavez, qualunque sia la sua causa, viene facilmente percepita come un attacco del Sistema, giustificando tutte le paure e quindi la mobilitazione generale per il contrattacco “preventivo” delle accuse pubbliche del governo, l’espulsione degli ufficiali USAF come l’espulsione di agenti del KGB nei momenti di tensione durante la guerra fredda, e così via.
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L’ultime bataille de Chavez : un “deuil mobilisateur”
La mort du président vénézuélien Hugo Chavez se place aussitôt sous les auspices d’une crise majeure : non pas seulement une crise intérieure du pays, qui va de soi pour un tel événement et dans les circonstances générales qu’on sait, mais essentiellement une crise également générale opposant le Système aux forces nécessairement antiSystème et se plaçant complètement dans un contexte international. Le gouvernement et d’une façon générale, le “groupe Chavez” mené pour l’instant par le vice-président Maduro, ont immédiatement et exclusivement placé l’événement dans ce contexte, et avec tous les arguments pour le faire.
Deux axes ont aussitôt été choisis pour développer ce contexte de l’agression du Système, essentiellement représenté par les USA et leur processus immémorial d’interférences et d’intervention illégales dans les pays d’Amérique latine. D’une part, les interférences directes des USA, notamment par le biais de fonctionnaires ou militaires de l’ambassade US, avec l’expulsion immédiate de deux officiers de l’USAF travaillant à l’ambassade et qui sont accusés d’avoir proposé à des militaire vénézuéliens des actions subversives ; d’autre part, des doutes sur les causes du cancer dont Chavez est mort. On trouve des détails de ces deux axes dans l’intervention de Maduro, dénonçant un plan de déstabilisation, sur Venezuelanalysis.com, le 5 mars 2013.
«Vice-president Nicolas Maduro today denounced destabilisation plans by the international and Venezuelan right wing, announcing the expulsion of two US officials for threatening military security. He also implied that Chavez’s cancer was “caused by enemies of Venezuela”… […] Further, [Maduro] said, “We don’t have any doubts that the historical enemies of the country have searched for a way to damage the health of President Chavez… that he was attacked with this illness,” alluding to the possibility of a “scientific attack”. “Just like what happened to Yasser Arafat… Eventually there will be a scientific investigation into President Chavez’s illness,” he said.»
Cet aspect d’un complot pour susciter le cancer chez Chavez est évidemment l’axe le plus original de cette contre-attaque préventive du gouvernement vénézuélien complètement dans son rôle d’antiSystème. Russia Today, le 5 mars 2013, reprend les deux axes de cette “contre-attaque préventive” et développe notamment celui qui concerne la santé de Chavez. On y trouve rappelé les accusations de Chavez lui-même, citant son cas et celui de la présidente argentine, auxquels il aurait pu ajouter ceux de l’ancien président brésilien Lula et de l’actuelle présidente Rousseff, qui ont tous deux dû être traités pour le cancer.
«In December 2011, Chavez speculated that the United States could be infecting the regions leaders with cancer after Argentine President Cristina Fernandez de Kirchner was diagnosed with thyroid cancer. “I don’t want to make any reckless accusations,” Chavez said in light of something he found to be “very, very strange.” “Would it be strange if [the United States] had developed a technology to induce cancer, and for no one to know it?” he asked.»
• Un autre champ de la bataille de l’après-Chavez concerne l’économie. Sur ce point, il s’agit, du côté du Système, d’une intense opération de communication tournant autour de la récente dévaluation au Venezuela, et contre elle évidemment. Il s’agit de discréditer de toutes les façons possibles un système économique qui est en confrontation directe avec l’idéologie économique du Système, dont on peut constater partout les caractères déstructurants et dissolvants engendrant des crises successives qui mettent en cause son essence même.
Ces attaques contre le système économique vénézuélien utilisent toutes les appréciations possibles, parfois extraordinairement hollywoodienne et abracadabrantesques, des réalités de cette dévaluation. On en a une bonne appréciation dans l’article de Mark Weisbrot, dans le Guardian du 3 mars 2013. En voici un court extrait, où Weisbrot semble avoir débusqué un économiste-Système qui pourrait bien avoir confondu, dans sa narrative, des faux chiffres du processus de l’inflation avec des faux chiffres du processus de la dévaluation :
«Not surprisingly, a lot of what passes for analysis in the press is based on wrong numbers and flawed logic. The award for wrong numbers this time goes to Moisés Naím, who writes in the Financial Times that “during Hugo Chávez’s presidency, the bolivar has been devalued by 992%.” Fans of arithmetic will note immediately that this is impossible. The most that a currency could be devalued is 100%, at which point it would exchange for zero dollars. Apparently, a very wide range of exaggeration is permissible when writing about Venezuela, so long as it is negative…»
• L’économiste Weisbrot, qui est co-auteur avec Oliver Stone du documentaire pro-Chavez South of the Border, travaille aussi avec le site Venezuelanalysis.com, qui a un fort soutien de “dissidents” pro-Chavez aux USA, et qui est une bonne source pour suivre les événements au Venezuela. Ce site publie, notamment, ce 5 mars 2013, une analyse intéressante du Dr. Francisco Dominguez, secrétaire pour le Royaume-Uni de Venezuela Solidarity Campaign, concernant Ricardo Haussmann, collaborateur épisodique du Guardian qui prend pour cible la situation économique du Venezuela : Haussmann, homme de l’ancien régime d’avant-Chavez, puis du FMI, puis de l’université de Harvard… C’est l’archétype de l’acteur-Système agissant au niveau économique et organisant le rassemblement des diverses forces à dominante économique anti-Chavez et pro-US au Venezuela.
«In the run up to last October’s election, won by Hugo Chavez in a landslide victory, it was Haussmann (acting as an advisor to the defeated right-wing candidate Henrique Capriles) who claimed the right-wing opposition would have 200,000 people at polling stations and could then announce their own results before the official ones. Luckily this plan – which was seen by many as the start of a worrying destabilisation aimed at getting the legitimate results not recognised internationally – failed to pick up momentum due to the scale of Hugo Chavez’s victory, with Capriles himself recognising the results. But this was not before the Spanish newspaper ABC had published a fake exit poll claiming Hugo Chavez had lost. Surely his role as an advisor to the right-wing political candidate should have featured in the Guardian piece. This would better explain the reasons for the content of the piece.
»Likewise sections of the British media have also recently quoted Diego Arria (who denies the 2002 coup in Venezuela was even a coup!) and the 2002 coup-supporting, hard right-wing MP (and friend of George W.Bush) María Corina Machado. Both are prominent signatories to a recent public petition calling on the Venezuelan military to overturn the country’s elected government.»
Tout cela définit une situation très spécifique, qui n’est pas inattendue si l’on considère la personnalité et l’influence du défunt autant que la vindicte et la haine dont le poursuivait le Système, mais une situation qui n’en reste pas moins extraordinaire. Cette mort en apparence “naturelle” (par maladie) est clairement présentée et déjà perçue, et devrait être de plus en plus perçue comme une mort par agression et attentat du Système, de façon directe ou indirecte c’est selon. Cette présentation et cette perception font que la mort de Chavez serait beaucoup plus l’occasion d’une mobilisation que d’un deuil, ou, si l’on veut, l’occasion d’un “deuil mobilisateur” qui serait l’ultime contribution directe de Chavez à la bataille antiSystème. Il semble très probable que les élections présidentielles (dans les 30 jours, selon les déclarations du ministre des affaires étrangères du Venezuela) se feront sous le signe de la mobilisation : contre l’agression du Système (USA et économistes-Système), par ailleurs précisément ou indistinctement perçu comme responsable de la mort de Chavez par attentat médico-technologique ou subversion généralisée. Le rappel général des soupçons pesant sur les causes du cancer de Chavez devrait jouer un rôle majeur dans le comportement et la mobilisation de la population pour les élections.
Par ailleurs et si la situation de l’Amérique Latine est conforme à ce qu’on en perçoit, cette mobilisation devrait dépasser les frontières du Venezuela parce qu’elle concerne logiquement tous les régimes de la nouvelle Amérique Latine, de l’extrême gauche de la Bolivie de Morales au centre-gauche du Brésil de Lula-Rousseff. (On emploie ces notions de “gauche” pour la facilité, alors qu’il faudrait plutôt situer ces tendances selon la référence antiSystème.) On ne dira pas que tous appréciaient absolument Chavez, mais tous devraient être nécessairement solidaires, au moins de l’immédiat après-Chavez, dans la mesure où les pressions du Système contre le Venezuela de Chavez impliquent une attaque contre tout le continent, dans son orientation antiSystème actuelle. On peut aller jusqu’à l’hypothèse qu’il n’est nullement impossible que, dans certaines circonstances comme le cas d’une tentative brutale de “coup” contre le régime issu de Chavez, l’un ou l’autre voisin, y compris le puissant Brésil, envisage une intervention militaire qui s’appuierait sur une réaction populaire au Venezuela. Cette sorte d’hypothèse peut déboucher sur des situations de déstabilisation majeure où le Système n’est pas gagnant à tous les coups, – tant s’en faut, parce qu’il existe à un niveau continental la possibilité d’un furieux durcissement antiSystème dans de telles circonstances.
Mais y aura-t-il tentative directe et brutale de déstabilisation ? La doctrine du “droit à la stupidité” énoncée par Kerry étant d’emploi universel dans le Système, ce n’est pas impossible. L’expulsion des deux officiers de l’USAF pourrait en être un signe, car tenter de fomenter un coup d’État dans les forces armées vénézuéliennes dans les conditions actuelles représente une tactique d’une brutalité qui confine effectivement, dans les conditions actuelles (popularité de Chavez, soupçons sur les causes de sa mort, solidarité de l’Amérique Latine), à la fameuse “stupidité”. (Que les deux officiers aient ou non effectivement comploté est secondaire, le fait essentiel est celui de la perception qu’on aurait qu’une telle initiative est trop conforme aux pratiques des USA pour qu’elle soit catégoriquement rejetée : dans ce cas, le soupçon basé sur l’expérience historique crée la vérité de la chose, par ailleurs quasiment impossible à déterminer objectivement…) L’hypothèse d’une telle tentative active et brutale est donc à considérer, ne serait ce que parce que tous les esprits en acceptent la possibilité, et qu’il ne faut jamais désespérer d’un Système où la multitude de pouvoirs non coordonnés entre eux et la passion anti-Chavez largement répandue accentuent la référence à la “doctrine de la stupidité”. C’est sur ce terrain que le régime Chavez devrait en bonne logique et en juste tactique lancer l’après-Chavez, en allant très vite à de nouvelles élections pour capitaliser à la fois sur l’émotion, et surtout sur la mobilisation qui devrait accompagner cette émotion. On ajoutera, comme autre atout des successeurs de Chavez, que l’opposition est loin d’être unie autour de l’adversaire de Chavez en octobre 2012, Henrique Capriles.
Le point le plus remarquable de la situation est donc, une fois de plus, à trouver sur le terrain de la communication. L’attaque de communication du Système contre Chavez, et notamment depuis qu’il est malade, est telle, elle est d’une telle puissance impliquant les apports de la “doctrine de la stupidité”, que l’idée de l’agression s’est subrepticement institutionnalisée. La mort de Chavez ne serait plus perçue comme naturelle, mais comme le résultat de cette agression. La mobilisation en deviendrait alors absolument naturelle, et si cet état d’esprit domine, et évidemment profitable au régime en place, la responsabilité générale de la crise serait perçue comme le fait de cette attaque constante et massive contre Chavez. Même les méthodes de communication, d’“agression douce“ comme contre la Russie, devraient être déformées dans ce cas parce qu’il y a, en Amérique Latine, le poids de la brutalité historique du Système (des USA) dans cette région, méprisée et considérée comme l’arrière-cour, voire la basse-cour des USA. On chasse difficilement l’atavisme historique de la brutalité, surtout lorsqu’il se charge de cette stupidité-Système qui semble aller de pair avec l’activité surpuissante du Système, sa haine complète pour tous les principes, de la souveraineté à la légitimité, son goût pour l’illégalité allant jusqu’à la dépendance comme dans le cas d’un drogué, etc. Tout cela est déployé depuis des années contre Chavez. Le résultat est que la mort de Chavez, quelle qu’en soit la nature, est aisément perçue comme un attentat du système, justifiant toutes les craintes, et donc la mobilisation générale, la contre-attaque “préventive” des accusations publiques du gouvernement, l’expulsion d’officiers de l’USAF comme on expulsait des agents du KGB en cas de tension, du temps de la guerre froide, et ainsi de suite.
Mis en ligne le 6 mars 2013 à 06H32
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Original Source: Dedefensa.org
Italian translation: Alessandro Lattanzio – Aurorasito
SyrianFreePress.net Network reload at
http://syrianfreepress.wordpress.com/2013/03/06/15413/
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Il superstato canaglia,gli Stati Uniti,incapace di dialogare alla pari con gli altri stati ed avente la sfrontatezza di parlare agli altri di democrazia.Saluti.
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