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L’insurrezione di al-Qaida in Siria: Reclutare jihadisti per le “guerre umanitarie” della NATO

Prof. Michel Chossudovsky – Global Research (English)

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Non è il risultato delle divisioni politiche interne, ma piuttosto la conseguenza di un piano deliberato dell’alleanza USA-NATO per innescare il caos sociale, screditare il governo siriano di Bashar al-Assad e infine destabilizzare la Siria come Stato Nazione. Dalla metà del marzo 2011, i gruppi armati islamici segretamente supportati da servizi segreti occidentali e israeliani, hanno condotto attacchi terroristici contro edifici governativi e appiccato incendi dolosi. Come ampiamente documentato, uomini armati e cecchini addestrati hanno preso di mira la polizia, le forze armate e civili disarmati. L’obiettivo di questa insurrezione armata è innescare la reazione della polizia e delle forze armate, compreso il dispiegamento di carri armati e mezzi blindati, al fine di giustificare un eventuale intervento “umanitario” militare della NATO, sotto il mandato della “responsabilità di proteggere“.

La natura del sistema politico siriano
Vi è certamente motivo di tensioni sociali e per la protesta di massa in Siria: la disoccupazione è aumentata negli ultimi anni, le condizioni sociali si sono deteriorate, soprattutto dopo l’approvazione, nel 2006, di radicali riforme economiche sotto la guida del FMI. Che poi hanno incluso misure di austerità, il congelamento dei salari, la deregolamentazione del sistema finanziario, la riforma del commercio e la privatizzazione.(Vedasi IMF Syrian Arab Republic — IMF Article IV Consultation Mission’s Concluding Statement, 2006).
Inoltre, vi sono gravi divisioni all’interno del governo e dei militari. Il quadro politico populista del partito Baath è stato in gran parte eroso. Una fazione all’interno dell’establishment politico al potere ha abbracciato l’agenda neoliberista. A sua volta, l’adozione del FMI come “medicina economica” è servito ad arricchire l’elite economica dominante. Le fazioni filo-USA si sonno radicate anche ai più alti gradi delle forze armate e dell’intelligence siriane. Ma il movimento “pro-democrazia” integrato dagli islamisti e sostenuto dalla NATO e dalla “comunità internazionale“, non proviene dal pilastro della società civile siriana.
Le proteste, in gran parte dominate dagli islamisti, rappresentano una frazione molto piccola dell’opinione pubblica siriana. Hanno una natura settaria. Lo fanno senza affrontare le questioni più ampie della disuguaglianza sociale, i diritti civili e la disoccupazione. La maggioranza della popolazione siriana (compresi gli oppositori al governo al-Assad) non supportano il “movimento di protesta“, che è caratterizzato dall’insurrezione armata. In realtà tutto il contrario. Ironia della sorte, nonostante la sua natura autoritaria, vi è un notevole sostegno popolare al governo del presidente Bashar al-Assad, cosa confermata dalle grandi manifestazioni filo-governative. La Siria costituisce l’unico (rimanente) stato indipendente laico nel mondo arabo. La sua base populista, anti-imperialista e laica è ereditata dal dominante partito Baath, che integra musulmani, cristiani e drusi. Sostiene la lotta del popolo palestinese.
L’obiettivo dell’alleanza USA-NATO è in ultima analisi di spostare e distruggere lo Stato laico siriano, eliminare o cooptare l’elite economica nazionale ed infine sostituire il governo siriano di Bashar al-Assad con un sceiccato arabo, una repubblica islamica pro-USA o che adotta una “democrazia” pro-Stati Uniti. Il ruolo dell’alleanza militare USA-NATO-Israele nello scatenare l’insurrezione armata, non viene  indicato dai media occidentali. Inoltre, diverse “voci progressiste” hanno accettato il “consenso della NATO” quale valore nominale: “una protesta pacifica“, che viene “violentemente repressa dalla polizia e dalle forze armate siriane“.

L’insurrezione è integrata dai terroristi
Al-Jazeera, la stampa israeliana e libanese confermano che “i manifestanti” avevano bruciato il quartier generale del partito Baath e il tribunale di Daraa a metà marzo, mentre allo stesso tempo, sostengono che le manifestazioni fossero “pacifiche“. I terroristi hanno infiltrato il movimento di protesta civile. Simili azioni di incendi dolosi sono stati effettuati a fine luglio ad Hama. Edifici pubblici, tra cui il Palazzo di Giustizia e la Banca Agricola, sono stati dati alle fiamme. Questa insurrezione è diretta contro lo Stato laico. Il suo obiettivo ultimo è la destabilizzazione politica e il cambio di regime. Le squadre d’assalto di uomini armati sono coinvolte in atti terroristici diretti contro le forze e i civili siriani.
I civili che appoggiano il governo sono oggetto di minacce e intimidazioni. I civili filo-governativi sono anche oggetto di omicidi mirati da parte di uomini armati: “A Karak, un villaggio vicino Dara’a, i salafiti hanno costretto gli abitanti ad unirsi alle proteste anti-governative e a rimuovere le foto del Presidente Assad dalle loro case. Testimoni hanno riferito che un giovane musulmano che si era rifiutato di rimuovere una foto è stato trovato impiccato nel suo portico, la mattina successiva. La gente vuole uscire e chiedere pacificamente alcune riforme, ma i gruppi musulmani salafiti perseguono furtivamente il loro obiettivo, che non è quello di apportare modifiche per il miglioramento della Siria, ma conquistare il paese alla loro agenda.” (International Christian Concern (ICC), 4 maggio 2011)
Alla fine di luglio, i terroristi hanno attaccato un treno in viaggio tra Aleppo e Damasco: “Il treno trasportava 480 passeggeri… I terroristi hanno smantellato i binari causando l’incidente … Il locomotore è stato bruciato … le altre carrozze sono deragliate e si sono capovolte su un fianco …” (citato in Terrorists attacked a train traveling from Aleppo to Damascus – YouTube, Truth Syria) La maggior parte dei passeggeri del treno “erano bambini, donne e pazienti che erano in viaggio per sottoporsi a interventi chirurgici.” (Saboteurs Target a Train Traveling from Aleppo to Damascus, Driver Martyred – Local – jpnews-sy.com, 24 luglio 2011)

Il reclutamento dei Mujahidin: la NATO e la Turchia
Questa insurrezione in Siria ha caratteristiche simili a quelle della Libia: è integrata da brigate paramilitari affiliate ad al-Qaida. I recenti sviluppi indicano una vera e propria insurrezione armata, integrata da islamisti “combattenti per la libertà” sostenuti, addestrati ed equipaggiati dalla NATO e dal comando supremo della Turchia. Secondo fonti dell’intelligence israeliana: “Il quartier generale della NATO a Bruxelles e il comando supremo turco nel frattempo stanno elaborando piani per il loro primo passo militare in Siria, armare i ribelli con armi anticarro ed anti-elicotteri per contrastare il giro di vite del regime di Assad verso il dissenso. Invece di ripetere il modello libico degli attacchi aerei, gli strateghi della NATO stanno pensando più in termini di invio di grandi quantità di missili anticarro e antiaerei, mortai e mitragliatrici pesanti, nei centri di protesta, per controbattere ai blindati delle forze governative.” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, 14 agosto 2011)
Secondo fonti militari e di intelligence, la NATO, la Turchia e l’Arabia Saudita hanno discusso “la forma che questo intervento avrebbe preso“.

Il cambiamento della struttura del comando militare della Turchia
Alla fine di luglio, il comandante in capo dell’esercito e capo dello stato maggiore congiunto della Turchia, il generale Isik Kosaner, si è dimesso insieme ai comandanti della Marina e dell’Aeronautica. Il Generale Kosaner rappresentava una posizione ampiamente laica all’interno delle Forze Armate. Il Generale Necdet Ozel è stato nominato suo sostituto a comandante dell’esercito e capo capo dello stato maggiore congiunto. Questi sviluppi sono di importanza cruciale. Indicano un cambiamento nel comando militare della Turchia in favore dei Fratelli Musulmani, tra cui un supporto migliore all’insurrezione armata nel nord della Siria. Fonti militari confermano anche che i ribelli siriani “sono stati addestrati all’uso delle nuove armi da ufficiali militari turchi negli impianti di fortuna nelle basi turche, vicino al confine siriano.” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, 14 agosto 2011)
La consegna di armi ai ribelli è attuata “via terra, in particolare attraverso la Turchia e sotto la protezione dell’esercito turco …. In alternativa, le armi sarebbero trasportate in Siria sotto scorta militare turca e trasferiti ai leader della  ribellione a rendez-vous pre-organizzati.” (Ibid)
Questi vari sviluppi puntano verso la possibilità di un coinvolgimento diretto delle truppe turche nel conflitto, che potrebbe potenzialmente portare ad un più ampio confronto militare tra Siria e Turchia, così come al coinvolgimento diretto delle truppe turche in territorio siriano. “Una guerra che coinvolgesse le truppe di terra turche, comporterebbe l’invio di truppe in Siria del Nord e il ritagliarsi una sacca militare da cui i ribelli siriani sarebbero assistiti con l’aiuto militare, logistico e medico“. (Assad may opt for war to escape Russian, Arab, European ultimatums, Debkafile, 31 agosto 2011).
Come nel caso della Libia, il sostegno finanziario è apportato alle forze ribelli siriani dall’Arabia Saudita. “Ankara e Riad forniranno ai movimenti anti-Assad grandi quantità di armi e fondi da contrabbando dall’esterno della Siria” (Ibid). Il dispiegamento di truppe saudite e del GCC è anche contemplato per il sud della Siria, in coordinamento con la Turchia (Ibid).

Il reclutamento di migliaia di jihadisti
La NATO e il comando supremo turco, contemplano anche lo sviluppo di una jihad diretta al reclutamento di migliaia di “combattenti per la libertà“, ricordando l’arruolamento di mujahideen nella jihad (guerra santa) pagata della CIA, nel periodo di massimo splendore della guerra in Afghanistan: “Si è anche discusso a Bruxelles e a Ankara, nostre fonti ci dicono, una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani in paesi del Medio Oriente e del mondo musulmano, per combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, il loro addestramento e un passaggio sicuro in Siria“. (Ibid)
Questo reclutamento di mujahidin per combattere le guerre umanitarie della NATO (tra cui Libia e Siria) è ben avviato. Circa 1500 jihadisti dell’Afghanistan, addestrati dalla CIA, furono inviati a combattere con i ribelli “pro-democrazia” sotto la guida dell’”ex” comandante del Gruppo combattente islamico in Libia (LIFG), Abdel Hakim Belhadj: “La maggior parte degli uomini sono stati reclutati dall’Afghanistan. Sono uzbeki, hazara e persiani. Secondo il filmato, questi uomini vestiti nello stile usbeco di Shalwar e hazara-uzbeko di Kurta, si trovano tra i combattimenti nelle città libiche.” (The Nation, Pakistan)
Il modello libico delle forze ribelli integrate dalla brigate islamiche e dalle forze speciali della NATO, dovrebbe essere applicato in Siria, dove i combattenti islamici, sostenuti dai servizi segreti occidentali e israeliani, sono già stati schierati.

L’attivazione di divisioni tra fazioni all’interno della società siriana
La Siria è uno Stato laico in cui musulmani e cristiani hanno un patrimonio comune fin dal periodo paleocristiano ed hanno convissuto per secoli. Il sostegno segreto viene incanalato ai combattenti jihadisti, che a loro volta sono responsabili di atti di violenza settari contro alawita, cristiani e drusi. Ai primi di maggio, come parte del “movimento di protesta” antigovernativo, uomini armati sono stati segnalati per aver attaccato case di cristiani a Daraa, nel sud della Siria:
In un villaggio cristiano presso Dara’a, nel sud della Siria, testimoni oculari hanno riferito che venti uomini mascherati in moto, hanno aperto il fuoco su una casa cristiana, gridando insulti contro i cristiani per strada. Secondo un’altra fonte della ICC in Siria, le chiese hanno ricevuto lettere minatorie durante le vacanze di Pasqua, dicendogli o di unirsi ai manifestanti salafiti o di andarsene.” La scorsa settimana a Duma, un sobborgo di Damasco, i salafiti cantavano “alawiti nella tomba e cristiani a Beirut!” Secondo una fonte della ICC e Tayyar.org, una agenzia di stampa libanese. I cristiani in Siria sono preoccupati che l’agenda di molti estremisti islamici in Siria, tra cui i salafiti, sia di espellere i cristiani dal governo e cacciarli dal paese. “Se i  musulmani salafiti ottengono influenza politica, faranno in modo che non ci sia più nessuna traccia di cristianesimo in Siria“, ha detto alla ICC un leader cristiano siriano. “Vogliamo migliorare la vita e i diritti in Siria sotto questo presidente, ma noi non vogliamo il terrorismo. I cristiani saranno i primi a pagare il prezzo del terrorismo. … Ciò che i cristiani chiedono è la consapevolezza che mentre i cambiamenti stanno avvenendo, non dovrebbe accadere per certe agende o certe persone, ma per il popolo della Siria, in modo pacifico e sotto il governo attuale“. Aidan Clay, Direttore Regionale della ICC in Medio Oriente, ha detto: “A differenza dell’Egitto, dove i cristiani hanno prevalentemente sostenuto la rivoluzione che ha rimosso il presidente Hosni Mubarak dal potere, i cristiani siriani vogliono la pace, mentre esigono una maggiore libertà con il governo attuale. I cristiani prevedono che solo caos e spargimento di sangue seguiranno, se le richieste dei salafiti saranno soddisfatte. Esortiamo il governo statunitense ad agire con saggezza e con attenzione, durante lo sviluppo di politiche che hanno profonde implicazioni politiche per le minoranze della Siria, e non sostengano indirettamente un punto d’appoggio che possa essere utilizzato dai salafiti per attuare la loro agenda radicale.” (Syrian Christians Threatened by Salafi Protestors, Persecution News, International Christian Concern (ICC), 4 maggio 2011)
Gli attacchi ai cristiani in Siria ricordano le uccisioni degli squadrone della morte contro i cristiani caldei in Iraq.

La formazione di un Consiglio di Salvezza Nazionale (CSN) sul modello del Consiglio transizione della Libia (CNT)
Un primo passo verso l’instaurazione di un governo provvisorio in esilio è stato previsto nella cosiddetta Conferenza di Salvezza Nazionale di Istanbul (16 luglio 2011), alla presenza di circa 300 siriani in esilio. Questo conferenza ha portato alla formazione di un Consiglio di Salvezza Nazionale (CSN), composto da 25 membri, sul modello del Consiglio di transizione della Libia.
“I presenti alla fine hanno concordato un’iniziativa che selezionerà 25 membri da più di 300 presenti a Istanbul e 50 dalla Siria, creando un consiglio di 75 membri per rappresentare la rivolta in corso. Il consiglio lavorerà anche verso la formazione di un governo di unità nazionale che possa guidare la Siria in un periodo transitorio, in caso di caduta del regime. In questo periodo transitorio, cercherà di amministrare una road-map che ristrutturi lo stato siriano da una dittatura, smantellando lo stato di polizia, a una democrazia rappresentativa. Tuttavia, i presenti hanno rifiutato l’idea di formare un governo ombra in questo momento….” (Syrian opposition conference in Istanbul and the formation of a joint council Syria Revolts, 18 luglio 2011)
Il CSN ha previsto la formazione di un “Gabinetto” di 11 membri, che potrebbe agire come  governo de facto provvisorio in caso di “crollo del regime“. Il CSN è dominata dall’illegale Fratellanza musulmana siriana e dai liberali della comunità degli esuli siriani. (Syrian exiles vote for ‘transitional government’, Sidney Morning Herald, 19 luglio 2011)

Il ruolo centrale del generale David Petraeus: il nuovo capo della CIA  del Presidente Obama
Recentemente nominato capo della CIA da Obama, David Petraeus che ha guidato il programma di “Countroinsurrezione” MNSTC a Baghdad, nel 2004, in coordinamento con l’ambasciatore John Negroponte, dovrebbe svolgere un ruolo chiave nell’intelligence in relazione alla Siria – tra cui il sostegno segreto alle forze di opposizione e ai “combattenti della libertà“, l’infiltrazione dei servizi segreti e delle forze armate siriani, ecc. I lavori saranno eseguiti in collaborazione con l’Ambasciatore Robert S. Ford. entrambi gli uomini hanno lavorato insieme in Iraq, dove facevano parte del grande team di Negroponte a Baghdad, nel 2004-2005.
Secondo i rapporti, il generale Petraeus si è recato in Turchia a metà luglio per incontrare i membri del Consiglio di Salvezza Nazionale. L’incontro organizzato dal ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, ha avuto luogo subito dopo la Conferenza della Salvezza Nazionale (16-18 luglio 2011): “La fonte ha notato che Petraeous ha sottolineato il suo sostegno durante la riunione all’idea di creare un governo in esilio, un governo che sia guidato dai Fratelli Musulmani e dai loro alleati, e assistito da funzionari militari statunitensi...” (Vedasi The Syrian Opposition and the CIA – Another Evidence of Treason – YouTube).
Mentre la visita ufficiale della segretaria di Stato Hillary Clinton in Turchia, è coincisa con lo svolgimento della Conferenza di Salvezza Nazionale, non ci sono conferme che Clinton abbia incontrato i membri del CSN. Ufficialmente, Hillary Clinton ha incontrato i membri dell’opposizione siriana “per la prima volta” il 2 agosto. (Syria Opposition Meets With Clinton – WSJ.com, 3 agosto 2011).

Il ruolo dei media occidentali
I media occidentali hanno giocato un ruolo centrale nell’offuscare la natura delle interferenze straniere in Siria, incluso il supporto esterno agli insorti armati. In coro hanno descritto i recenti avvenimenti in Siria come un “movimento di protesta pacifica” rivolto contro il governo di Bashar al-Assad, quando le prove confermano ampiamente che i gruppi paramilitari islamici sono coinvolti in atti terroristici. Questi stessi gruppi islamici si sono infiltrati nelle manifestazioni di protesta. Le distorsioni dei media occidentali abbondano. Le grandi manifestazioni “filo-governative” (comprese le fotografie) sono casualmente presentato come “prova” di una movimento di protesta di massa contro il governo. I rapporti sulle vittime sono basate su “testimonianze oculari” non confermate o sulle fonti dell’opposizione siriana in esilio.
Sham News e il londinese Syria Observatory for Human Rights sono abbondantemente citati dai media occidentali come “fonti affidabili” con il solito disclaimer. Il notiziario di intelligence d’Israele, Debka, mentre evita la questione della rivolta armata, riconosce tacitamente che le forze siriane affrontano una organizzazione paramilitare: “[Le forze siriane] stanno ora affrontando una forte resistenza: In attesa di loro vi sono trappole anticarro e barriere fortificate presidiato da manifestanti armati di mitragliatrici pesanti.” (DEBKAfile).
Da quando dei pacifici manifestanti civili sono armati di “mitragliatrici pesanti” e “trappole anticarro“? Abbiamo a che fare con paramilitari addestrati. Sebbene Shaam News sia citata come fonte dei rapporti di Associated Press e delle foto, Sham News (SNN) non è una agenzia di stampa riconosciuta. SNN si descrive come “un gruppo di patriottici giovani attivisti siriani che chiedono libertà e dignità per il popolo siriano…” con pagine su Facebook e Twitter. (Vedasi Shaam News Network)
Una foto dell’Associated Press di un raduno di massa a Hama, reca il seguente avviso: “L’Associated Press non è in grado di verificare in modo indipendente l’autenticità, contenuto, luogo o data di questa foto. Foto: HO/Shaam News Network.”
Eppure queste stesse foto non confermate vengono usate abbondantemente nei media mainstream. L’assenza di dati verificabili, tuttavia, non ha impedito che i media occidentali di pubblicare “dati autorevoli” sul numero di vittime: “Oltre 1600 morti, 2000 feriti (al-Jazeera, 27 luglio) e quasi 3.000 sparizioni (CNN, 28 luglio).” Quali sono le fonti di questi dati? Chi è responsabile delle vittime? L’ambasciatore statunitense Robert S. Ford ha candidamente dichiarato, ad una audizione presso la commissione del Senato, che: “L’arma più pericolosa che ho visto era una fionda“. E con questo slogan della fionda, una bugia, è stato citato continuamente a sostegno del carattere non violento del movimento di protesta e nel fornire un “volto umanitario” all’ambasciatore Robert S. Ford che, non dimentichiamolo, fece parte del piano di Negroponte per istituire gli squadroni della morte in Iraq, sul modello di quelli di El Salvador e Honduras. La menzogna diventa la verità.

La responsabilità del governo siriano
Il governo siriano, i suoi militari e le sue forze di polizia, portano un fardello di responsabilità nel modo in cui hanno risposto alla rivolta causando morti tra i civili e la polizia. Ma questo problema, che è oggetto di una discussione aperta in Siria, non può essere significativamente affrontato senza analizzare come gli Stati Uniti e i loro alleati, hanno sostenuto e finanziato l’insurrezione islamista integrata da gruppi paramilitari e dagli squadroni della morte. La responsabilità primaria per le morti civili spetta a Washington, Bruxelles e Ankara, che hanno sostenuto la creazione e l’incursione di “combattenti per la libertà” islamici. Hanno anche facilitato il finanziamento e la consegna di armi agli insorti.
Dal momento che l’esistenza di una insurrezione armata (sostenuta da potenze straniere) non è riconosciuta dai governi della NATO e dai media, parimenti, queste morti vengono attribuite, senza ulteriori spiegazioni, esclusivamente alle forze del governo che “sparano sui civili indifesi” o alle forze governative che sparano ai disertori della polizia …

Bivio pericoloso: verso una guerra nel grande Medio Oriente – Asia centrale
L’escalation è parte integrante del programma militare. La destabilizzazione di Stati sovrani attraverso il “cambio di regime” è strettamente coordinata con la pianificazione militare. C’è una roadmap militare caratterizzata da una sequenza di teatri di guerra USA-NATO. I preparativi di guerra per attaccare la Siria e l’Iran sono in “uno stato avanzato di preparazione” da diversi anni. I pianificatori militari di Stati Uniti, NATO e Israele, hanno delineato i contorni di una campagna “umanitaria” militare, in cui la Turchia (la seconda più grande forza militare nella NATO), avrebbe giocato un ruolo centrale.
Nei recenti sviluppi, la Turchia ha lasciato intendere che Ankara sta prendendo in considerazione un’azione militare contro la Siria, se il governo al-Assad non cessa “immediatamente e senza condizioni” le sue azioni contro i “contestatori“.  In una amara ironia, i combattenti islamici che operano in Siria, che stanno terrorizzando la popolazione civile, sono addestrati e finanziati dal governo turco di Erdogan. Queste minacce velate puntano verso il possibile coinvolgimento di truppe turche nel territorio siriano, che potrebbe evolvere verso un vero e proprio intervento “umanitario” militare della NATO.
Siamo ad un bivio pericoloso. Dove una operazione militare USA-NATO sta per essere lanciata contro la Siria, e che inghiottirebbe la grande regione del Medio Oriente e dell’Asia centrale, dal Nord Africa al Mediterraneo orientale e al confine di Afghanistan-Pakistan con la Cina, nel turbine di una guerra estesa regionale.
Ci sono attualmente quattro distinti teatri di guerra: Afghanistan-Pakistan, Iraq, Palestina e Libia. Un attacco alla Siria porterebbe alla integrazione di questi teatri di guerra separati, portando infine alla grande guerra del Medio Oriente-Asia Centrale. La strada per Teheran passa per Damasco. Una guerra USA-NATO promossa contro l’Iran comporterebbe, come primo passo, una campagna di destabilizzazione (“cambio di regime“), comprese operazioni segrete di intelligence a sostegno delle forze ribelli contrarie al governo siriano.
Una guerra contro la Siria potrebbe evolvere verso una campagna militare USA-NATO diretta contro l’Iran, in cui Turchia e Israele verrebbero direttamente coinvolte. Contribuirebbe anche alla destabilizzazione in corso del Libano.
E’ fondamentale diffondere le notizie e rompere i canali di disinformazione dei media. Una comprensione critica e imparziale di ciò che accade in Siria è di cruciale importanza, per invertire la marea dell’escalation militare verso una grande guerra regionale.

Fonte originale (English) – GlobalResearch

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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