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L’accademico francese Pierre Piccinin ritiene che la vera immagine di ciò che sta accadendo in Siria non trova riflesso nei media arabi e nelle agenzie di stampa internazionali, che dipingono un quadro diverso dalla realtà e trasmettono un’immagine inesatta. Lo studioso, infatti, sostiene di non aver mai visto riportato nei media quanto lui stesso ha potuto vedere con i propri occhi a Homs, Hama e Damasco, dove gruppi armati fronteggiano le autorità governative. Nè si parla della debolezza dell’opposizione e delle sue divisioni e conflitti, così come delle reali dimensioni assunte dalle manifestazioni per le strade.

Nelle sue dichiarazioni al quotidiano turco “Hurriyet”, rilasciate dopo i suoi due viaggi in Siria, lo studioso francese ha messo in guardia dal ruolo sospetto giocato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, che manipola le fonti di informazione e fuorvia l’opinione pubblica, soprattutto in Europa, riportando notizie false ed esagerate e distorcendole o modificandone il contenuto, per trasmettere un’immagine falsa e fuorviante, costantemente tesa ad accusare le autorità governative e fornire un’immagine immacolata dell’opposizione.

Piccinin ha confermato di avere constatato in prima persona il modo in cui le autorità si stanno comportando con i manifestanti, in cui non ha riscontrato nessuna  brutalità o repressione sanguinosa, come invece sostiene l’opposizione, vedendo piuttosto tentativi di disperdere le manifestazioni con l’uso di gas lacrimogeni e mai con le armi, salvo in casi particolari e rari. Ha piuttoso constatato come le forze governative si attengano in modo rigoroso all’ordine di non usare le armi per evitare ferimenti, per quanto possibile.

L’accademico francese ha concluso dicendo che ciò che ha letto, nel giro di diversi mesi, sulla stampa occidentale riguardo quanto accade in Siria, non era veritiero. Il paese non sta vivendo una tragedia o una catastrofe e la leadership siriana non è così debole da abdicare al proprio mandato, come sostengono i media.

All’interno del piano teso a colpire i quadri scientifici e tecnici del Paese, un gruppo terroristico armato ha aperto il fuoco contro l’auto del generale Hassan Abdullah al-Ibrahim, del Dipartimento di guerra elettronica, mentre si recava al lavoro in provincia di Damasco, causando la sua morte e quella del  tenente ingegnere Yamen Khaddour.

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Il 22 gennaio sono morte undici persone e altre tre sono rimaste ferite in seguito all’attacco da parte di un gruppo di terroristi che hanno sparato degli RPG contro un autobus civile in un quartiere di Homs. Durante l’attacco ad un altro autobus, vicino all’ospedale militare, è rimasto ucciso un civile impiegato presso la sezione del traffico di Homs, mentrealtri due civili e un agente delle forze dell’ordine sono rimasti feriti.

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Un altro agente delle forze dell’ordine è morto e tre civili sono rimasti feriti in seguito all’esplosione di un ordigno collocato dai terroristi presso una stazione di rifornimento militare in provincia di Daraa, mentre lungo la strada fra Souran e Hama un gruppo armato ha aperto il fuoco contro un’automobile uccidendo due uomini delle forze dell’ordine e un civile e ferendo un’infermiera.

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Le autorità competemnti hanno sequestrato ad Al Raqa due vetture nelle quali sono stati trovati fucili automatici, lanciarazzi, cariche propellenti e caricatori. Una fonte ufficiale ha aggiunto che in un nascondiglio segreto all’interno di una delle vetture, che erano dirette verso la periferia di Hama, sono stati inoltre trovati 35 fucili russi e 75 caricatori vuoti.

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