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Il Portavoce degli Osservatori Onu in Siria, dr. Neeraj Singh

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“Questo è un esempio concreto di violenze di cui i siriani non hanno bisogno. È imperativo fermare la violenza in tutte le sue forme”. Queste parole non sono state pronunciate da qualche anonimo attivista dell’opposizione siriana, o da qualche benpensante occidentale, in merito a chissà quale fatto non provato denunciato attraverso i social network, ma dal portavoce della missione degli osservatori Onu nel Paese arabo, Neeraj Singh (foto), in relazione alla notizia dell’esplosione di un ordigno al passaggio di un veicolo degli osservatori avvenuta ieri nei pressi di Daraa.

Esplosione che ha provocato il ferimento di sei agenti siriani della scorta degli inviati delle Nazioni Unite, fra i quali si trovava anche il generale norvegese a capo della missione Robert Mood, e che invece sono rimasti illesi. Gli osservatori, in seguito all’attacco hanno scelto di non proseguire la loro ispezione nella città sunnita della Siria dove ha avuto inizio la rivolta armata, preferendo fare ritorno nella più sicura Damasco, dove si trova il loro quartier generale.

L’attentato, purtroppo per i militari siriani, conferma al mondo quello che fino ad ora gli Stati occidentali si sono rifiutati di riconoscere: la presenza di gruppi terroristici nel Paese arabo che compiono attacchi indiscriminati contro le forze di sicurezza e contro la popolazione.

Ancora una volta, però, le opposizioni estere riunite del Cns di Istanbul, quelle che godono cioè del sostegno economico e militare delle monarchie sunnite del Golfo, dell’Europa e degli Stati Uniti, hanno cercato di far ricadere la responsabilità dell’attacco sul governo di Bashar al Assad.

“Attraverso questi attacchi, la politica del regime mira ad allontanare gli osservatori dal terreno mentre il popolo siriano chiede che se ne aumenti il numero”, ha affermato Samir Nachar, membro dell’ufficio esecutivo del Consiglio nazionale siriano. Purtroppo per la bella e fantasiosa teoria dell’esponente dell’opposizione, però, va ricordato che nelle scorse settimane sono state proprio le autorità di Damasco, insieme con quelle di Mosca e Pechino, a sollecitare un rapido incremento degli osservatori internazionali nel Paese, mentre il fronte interventista si adoperava per minare il piano di pace dell’inviato speciale Kofi Annan. E allo stesso modo dei propri affiliati anche i Paesi occidentali non hanno perso occasione per puntare il dito contro l’esecutivo siriano.

“Condanniamo fermamente l’attacco di cui è stato vittima il convoglio del generale Robert Mood, capo della missione degli osservatori in Siria”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, sottolineando tuttavia che “riteniamo il regime di Damasco responsabile della sicurezza degli osservatori”. Sono stati infatti i militari siriani a rimanere feriti nell’attentato, gli stessi militari che ogni giorno combattono contro i gruppi terroristici che stanno mettendo a ferro e fuoco il Paese. Piuttosto Parigi dovrebbe spiegare come mai alcuni suoi soldati si trovavano in Siria in compagnia degli stessi uomini responsabili di numerosi attacchi contro membri dell’esercito di Damasco.

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di Matteo Bernabei – Rinascita quotidiano – 9 maggio 2012

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