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Il Consiglio nazionale siriano, l’organizzazione che riunisce parte delle opposizioni al governo di Bashar al Assad, in maggioranza estere, ha fatto registrare ieri una nuova spaccatura al suo interno.

Dopo le fuoriuscite avvenute nei mesi scorsi di alcuni gruppi dissidenti, dovute principalmente alla strategia di contrasto delle autorità di Damasco, ritenuta da alcuni troppo morbida e da altri parziale e interessata, questa volta a provocare la crisi interna è stata la rielezione di Burhan Ghalioun a presidente dell’organismo con sede a Istanbul.

Burhan Ghalioun

A protestare contro la conferma della carica al professore parigino sono stati i Comitati di coordinamento locali, quegli schieramenti cioè che a differenza dello stesso Ghalioun e di molti altri membri del Cns operano all’interno del territorio siriano.

In un comunicato inviato ai maggiori media internazionali, i Comitati lamentano la sempre maggior distanza dalla base dell’organizzazione dei vertici del Cns e ne contestano la composizione prevalentemente fatta di dissidenti e oppositori all’estero. Caratteristica, quest’ultima, che avrebbe garantito al professore la rielezione, in quanto sono i soli vertici dell’organizzazione a votare per la nomina del presidente.

Ghalioun ha infatti ottenuto 21 preferenze contro le 11 di George Sabra, sostenuto proprio dai Comitati perché espressione del dissenso interno alla Siria, che in molti casi è in contrasto con la visione della crisi invece proposta dalle opposizioni estere.

In particolare più volte i movimenti che operano nel territorio del Paese arabo si sono detti contrari a qualunque tipo d’intervento armato straniero, opzione invece sostenuta con forza dagli schieramenti dissidenti sorti in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

In secondo luogo, secondo i Comitati, un’eventuale elezione di Sabra, almeno in apparenza appartenente alla comunità cristiana, avrebbe dato nuovo lustro all’immagine internazionale del Consiglio nazionale di Istanbul da più parti, e a ragione, ritenuto “ostaggio della Fratellanza musulmana”.

Non è infatti un segreto che sia proprio la Fratellanza a condurre le opposizioni estere e che siano i movimenti islamici radicali a guidare la rivolta armata interna con il sostegno di Qatar e Arabia Saudita, gli stessi movimenti esiliati dal Paese trenta anni fa.

Alla luce di questa nuova spaccatura il Cns appare una volta di più come un’organizzazione arrabattata che rappresenta gli interessi dei suoi singoli appartenenti e non quelli del popolo siriano, vessato dalla guerra civile e dal terrorismo, come ammesso in passato anche da qualche ex membro.

Ghalioun, dal canto suo, ha rassegnato le dimissioni e resterà in carica fino all’elezione di un nuovo presidente. Un ennesimo tentativo di salvare le apparenze che non risolve però alcun problema reale, se non quello di permettere ancora a Usa e alleati di continuare a finanziare una rivolta attraverso un’organizzazione di comodo come lo è stato in precedenza il Cnt di Bengasi.

Matteo Bernabei

Rinascita quotidiano – 17/5/2012

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