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Alcuni giorni fa, l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nell’ambito delle “manovre” che condurranno alle elezioni del 2013, ha affermato, che per quanto riguarda il suo schieramento, il suo successore Monti può essere il riferimento, il candidato dei “moderati”.

È una vita che sento parlare di “moderati” e ancora non si capisce bene che razza d’individui siano.

Nella mente della maggioranza delle persone, “moderato” è il contrario di “estremista”, e questo basta a rendere il concetto positivo, senza porsi troppe questioni. L’estremismo, a pelle, non piace. Dà l’idea di gente pazzoide e pericolosa. E con questo si può anche comprendere la tranquillità che infonde pensare di essere governati da dei “moderati” piuttosto che da “estremisti”.

“Moderato”, di per sé, significa che “ha il senso del limite”, “è incline alla misura” e alla “temperanza” (che è una gran virtù, infatti tutte le religioni l’hanno incoraggiata).

Allora c’è qualcosa che non torna, se si pensa alle facce, alle parole, e in particolare alle azioni di certi “moderati”.

Questi “moderati” per cui ci si spertica tanto, gareggiando per ingraziarsene le preferenze elettorali, fino a voler costruire, ciclicamente, “la grande casa dei moderati”, sono individui “misurati” e col “senso del limite”?

Direi proprio di no. Anzi, direi che tutto sono tranne che persone di questo tipo.

Sono degli “estremisti”, degli invasati della loro visione del mondo, tant’è vero che non accettano alcun contraddittorio né sono disposti ad ammettere deroghe all’applicazione delle loro “ricette”, che portano avanti a senso unico, senza alcuno scrupolo, naturalmente dove restano liberi di scorazzare a briglia sciolta.

Si prendano in esame tutti i provvedimenti in materia finanziaria, economica, politica, culturale, e persino militare di questi “moderati”, e si realizzerà che siamo di fronte ad una dittatura di estremisti della Liberaldemocrazia, nelle sue varianti di destra, centro-destra, centro-sinistra e sinistra, il tutto plasticamente raffigurato nella grande ammucchiata che sostiene l’attuale governo “italiano”, insediato con fulminea velocità dai cosiddetti “poteri forti” (mai che spiegassero alla gente cosa sono: non possono, perché sono tutti ai loro ordini) e alla faccia di colui che intendeva passare alla storia dopo il suo parodistico “ventennio”, per porre fine al quale è bastato un attacco speculativo sui titoli azionari delle sue aziende!

Entrare nel dettaglio di tutte le linee di politica interna ed estera dei recenti governi della cosiddetta “Seconda Repubblica”, con l’ultimo che va inanellando una serie di “record”, sarebbe puramente ozioso e prolisso, ma ciascuno dei lettori di questo come di altri siti internet non appiattitisi sul culto della Liberaldemocrazia e del suo necessario corollario, il “laicismo”, possiedono tutti gli strumenti necessari per comprendere che quando si parla di “moderati” s’intende in realtà dei devoti dell’idea Liberademocratica, o meglio personaggi che sguazzano alla perfezione nel “mondo moderno” e i suoi “valori”, e più precisamente ancora figuri che dimostrano puntualmente una totale sottomissione ai loro padroni, palesi ed occulti, recependone ed attuandone con fanatica abnegazione i loro ordini.

Ecco, la questione di che cosa sono i “moderati” si riduce a questo. A descrivere dei fedeli servitori di chi ha tutto l’interesse a mettere in uno stato di prostrazione, con la scusa delle “inevitabili riforme”, intere comunità di uomini.

Qualcuno ricorderà ancora la ridicola e stucchevole definizione di “Paesi arabi moderati”, ritualmente e platealmente riconosciuta da tutte le dirigenze occidentali agli ex presidenti egiziano e tunisino, Mubarak e Ben Ali. Al di là di tutto quel che si può pensare sulla “Primavera araba” (e chi mi legge sa che non ne penso un gran bene), di quei due personaggi tutto si può dire tranne che non fossero degli estremisti del vassallaggio delle loro nazioni, porte con servizievole obbedienza alla mercé dello sfruttamento e dell’asservimento da parte degli occidentali. Che fine abbiano fatto quegli “arabi moderati” è poi un altro discorso (i servi li si disprezza e li si getta nel cestino, no?), ed altre considerazioni andrebbero svolte su che cosa sia “l’Islam moderato”, altrimenti detto “concezione dell’Islam e corrispondente tipo umano funzionali agli interessi occidentali”.

Nella vulgata dei “padroni del discorso”, la patente di “moderato” è naturalmente l’esatto contrario di quella di “estremista”. Con quest’ultima tinta, i media-pappagallo dipingono, tra gli altri: in Latino-America, un Chavez, un Morales, un Correa, persino una Kirchner, e non parliamo di Castro; nel Vicino e Medio Oriente, un Ahmadinejad, un al-Asad (che appena due anni fa era “moderato”!), un Nasrallah, un Haniyyeh (ma nessun petromonarca autocratico del Golfo!); in Europa, un Lukashenko, un Putin, e, ad intermittenza, un Orban (Ungheria) ed altri capi di Stato europei che osano sgarrare dai diktat della “Commissione Europea”, della BCE e del FMI. In Africa, poi, il gioco è ancor più smaccato, ed è anche penoso elencare i casi di situazioni allucinanti (ultima quella in Costa D’Avorio) create con ogni sporco mezzo per mettere a capo dello Stato un cosiddetto “moderato”, cioè un perfetto cameriere con tanto di livrea e conto corrente da rimpinzare a dovere.

Realtà e situazioni, queste, senz’altro caratterizzate da peculiarità inerenti a luoghi, popolazioni ecc., ma tutte unite da una caratteristica: l’indisponibilità a vendere la propria gente a beneficio d’interessi abominevoli sintetizzabili sotto la definizione della “liberaldemocrazia”. Cosa sono, sennò, le “liberalizzazioni” e la “democratizzazione” che di pari passo devono procedere ogniqualvolta una nazione viene sottoposta alle tutele di una élite di “moderati” insediata da “liberatori” (in mimetica o giacca e cravatta)?

Detto questo, e una volta chiarito che i “moderati”, in regime liberaldemocratico, sono gli estremisti della corrispondente visione del mondo, è doveroso specificare (soprattutto a beneficio di chi prova gusto a far finta di non capire) che l’alternativa a questa ributtante genia di “moderati” non è “l’estremismo”, di nessun tipo. Quelli che il sistema di potere vigente si compiace di definire “estremisti” (con relativa “patente”!), sono in maggioranza delle macchiette, dei figuranti e delle comparse di una giostra alla quale hanno accettato di partecipare, impersonando il necessario ruolo del “cattivo”. Ce n’è per tutti i gusti, di tutte le “ideologie” pretesamente “alternative” alla Liberaldemocrazia, compresi quelli – e sono forse i più patetici – che contestano gli assetti di potere reclamando ancor più “democrazia”, senza rendersi conto che “liberalizzazioni” e “democrazia” sono i due indispensabili ingredienti di una medesima ricetta che deve produrre un certo tipo umano, ridotto a un burattino disanimato in preda al proprio ego, illusosi sia di “prendere delle decisioni” (democrazia), sia di godere delle meraviglie di una “libera concorrenza” (liberismo) che non s’è mai vista in nessun tempo e luogo semplicemente perché è impossibile.

Quindi o sono degli sciocchi o in malafede quelli che vorrebbero “il popolo al potere” (gli ‘estremisti democratici’) o coniugare “libero mercato” e “democrazia”, rispetto per il “sociale”, proprio perché l’esito del primo sono gli oligopoli, che obiettivamente tanto “democratici” e “sociali” non sono! Per non parlare di quelli che non sono mai sazi delle “libertà” disponibili (da quella di far adottare figli ai “gay” a quella di abortire per schiribizzo), che gridano al “fascismo” per ogni cosa che non gli va a genio, come se questa Liberaldemocrazia – che tutto è tranne che “fascista” – non concedesse già abbastanza spazio all’esercizio di una “libertà” anarcoide, dimostrando implicitamente che “anarchia” e “liberismo” (e il “liberalismo”), ergendo l’individuo a “suprema legge”, si stringono di fatto la mano. Si tranquillizzino, quindi, gliele daranno quelle “libertà”: è solo questione di tempo.

Ma qui bisogna andare al fondo delle cose e capire che lo sfaldamento delle parole traduce una realtà che esiste più a monte, ovvero nel mondo delle idee, di cui questa “realtà” è come una sorta di arena, in cui esse entrano per così dire in competizione, con gli esseri umani che, in fondo, se ne fanno solo strumento, quand’anche parlano di “loro idee”.

“Liberismo” evoca l’idea di “libertà”, ma con essa, con la suprema libertà, quella della “Liberazione” coincidente con l’estinzione del proprio ego, non ha alcun rapporto. Anzi, l’imprenditore moderno è completamente avviluppato in “questo mondo”, tant’è che fa un vanto del fatto di non “staccare mai” e di dedicarsi alla propria attività ventiquattr’ore al giorno! Sulla “democrazia ateniese”, e su come la moderna concezione le sia sideralmente distante, è stato scritto sin troppo: senz’altro, il “demos” non era affatto una sommatoria d’individui senza alcuna qualificazione per stabilire, per di più tramite un meccanismo per delega, chi sarebbe il più adatto a governarlo, semplicemente perché il più (ovvero chi sta sopra) non può venire dal meno, e gli “antichi” quantomeno non erano ancora impazziti al punto tale da sovvertire la logica più elementare.

“Moderato”, dunque, una volta compreso che trattasi di estremista della Liberaldemocrazia, è un’altra parola oramai svuotata di senso. Il “voto dei moderati”, perciò, si risolve nell’accaparrarsi le preferenze – distribuite a destra e a manca per dare l’impressione della scelta – di individui che, oltre a non avere alcuna qualificazione per giudicare chi sia più degno di reggere le sorti della comunità, sono appiattiti sulla visione del mondo dei summenzionati “camerieri” della Liberaldemocrazia, conformando le loro esistenze ad una perpetua mediocrità che alla fine risulta l’unica cosa improntata a “medietas” di tutta la loro vita, certamente in senso parodistico nella sua viltà e insulsaggine.

Nel Novecento, c’è chi, nauseato dalla loro natura invertebrata ma capace di fare seri danni, ha definito i moderati “il male di questo secolo”. Ma quando sento che in giro per il mondo circola ancora chi, coi paramenti della Liberaldemocrazia, impone a stuoli di famiglie messe alla fame di degustare le “ricette del FMI”, mi vien da pensare che anche il nostro secolo non s’è ancora liberato da questa iattura.

di Enrico Galoppini  ~  Europeanphoenix

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