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Sulla TV siriana è andata in onda un’intervista a tre ufficiali dell’esercito, disertori, che ora sarebbero tornati sui propri passi consegnandosi alle autorità come pentiti per l’azione commessa.

In alcuni estratti dell’intervista gli ufficiali hanno voluto sottolineare la propria consapevolezza che il percorso giusto da seguire sia quello che inizia con il correggere gli errori commessi, rientrando, come prima cosa, nella istituzione militare, nell’orbita della patria.

Gli ufficiali hanno ammesso che ciò che sta accadendo in Siria è solo un susseguirsi di atti di sabotaggio e di distruzione, perpetrati da parte dei gruppi terroristici armati contro l’esercito ed i civili, sottolineando che l’unico esercito legittimo nel paese è l’Esercito Arabo Siriano.

Essi hanno infine affermato che il progetto di ricostruzione della patria ha bisogno di tutti i suoi figli.

Fin qui la cronaca. Ora invece, fuori dai denti, diamo la nostra lettura dell’avvenimento.

Intanto cominciamo col dire che è sin troppo facile fare i “pentiti” ora, alla luce dei successi che le Forze Armate regolari riportano ogni giorno e del fatto che terroristi, mercenari, Al Qaeda e FSA (che poi sono praticamente quasi la stessa) sono sbaragliati e senza speranza di riuscire nel loro intento originale di frammentare la Siria in varie aree separate e indipendenti (cioè dipendenti ognuna da un diverso paese, Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Giordania…).

Sarebbero stati più credibili un anno fa, forse. Ma oggi, queste loro dichiarazioni di pentitismo puzzano di zolfo e di opportunismo lontano un chilometro. Sono dichiarazioni da classici “paraculi”. Dov’erano questi figli degeneri della Patria mentre i loro consimili disertori sparavano e uccidevano quelli che erano stati i loro stessi commilitoni? Dov’erano mentre i loro alleati jihadisti e alqaedisti terrorizzavano la popolazione e commettevano atti dinamitardi e terroristici? Come mai non hanno sentito già allora il desiderio di rientrare nei ranghi e di prendere le distanze da chi stava devastando la Nazione? E dov’erano quando Clinton e Al Tani distribuivano le buste paga ai disertori dall’Esercito siriano?

Ve lo dico io dov’erano: ad intascare le buste con i loro trenta denari, a smistare armi, munizioni ed esplosivi, a contrabbandare mercenari e terroristi attraverso i confini siriani, che loro ben conoscevano.

Ed ora pretenderebbero pure di rientrare “nei ranghi” dell’Esercito arabo siriano? Non c’è che dire: delle vere facce di bronzo.

Personalmente parlando, per chi scrive queste righe, essi restano dei traditori della Patria, dei rinnegati che hanno commesso il reato peggiore e più odioso che si possa concepire durante il periodo in cui la propria Nazione (quella per cui si è GIURATO, arma in pugno, sotto la bandiera alzata, sull’attenti) è sotto attacco da parte di forze esterne e disgregatrici dell’unità nazionale: la diserzione.

La Siria è attualmente una nazione in guerra, ed in guerra sono in vigore le leggi marziali. I disertori vengono fucilati alla schiena.

Tale reato infamante è ancora più grave nel momento in cui è stato commesso ricevendo finanziamenti dalle forze anti-patriottiche, e peggio ancora se le azioni dei disertori hanno provocato lutti tra la popolazione e le forze armate a cui appartenevano.

Persone di questo tipo, che hanno comesso un errore tanto grave, non possono assolutamente godere nuovamente della stessa fiducia che era stata accordata loro nel momento in cui gli era stato affidato il fucile d’ordinanza.

Chi ha prestato professionalmente, o di leva, servizio nelle Forze Armate sa di cosa parlo e può comprendere il peso di tali reati. Reati forse condonabili (a discrezione dell’Autorità), se questi individui non hanno commesso atti di omicidio o terrorismo, direttamemnte o indirettamente, ma non completamente perdonabili sino al punto di riammetterli in servizio mantenendo loro i gradi: sicuramente non affidandogli nuovamente un arma d’ordinanza.

Facevano i soldati: non erano bottegai, che gettato il grembiule potevano decidere di andare ad affettare formaggi per un negozio della concorrenza. Erano militari, avevano giurato, arma in pugno, sotto la bandiera. Vergogna.

Per loro la carriera militare è terminata, finita.

Che il Governo siriano stia attuando questa politica per non spaventare altri “disertori pentiti” e convincerli a deporre le armi, è giusto e comprensibile, e rientra in un saggio metodo di amministrare la politica in questo momento. Ma noi, free-lance, senza abblighi governativi e che godiamo del lusso di poterci esprimere in libertà, senza cioè costrizioni diplomatiche di circostanza, tali elementi restano degli infami, e la loro memoria resterà per sempre nella vergogna della Nazione Siriana.

Un traditore resta un traditore, anche se pentito, ed un militare, che ha giurato fedeltà alla bandiera e alla Patria, incarna e rappresenta la peggiore delle infamie.

Mazza, piccone e pala, ecco cosa si sono guadagnati col loro pentimento, a lavorare per il resto dei loro giorni per riparare almeno un poco al danno fatto alla Nazione, al proprio popolo, alle proprie famiglie. Sono già fortunati a non essere stati giustiziati, faccia al muro.

Filippo Fortunato Pilato

per SyrianFreePress.net Network  e  TG24Siria

https://syrianfreepress.wordpress.com/2012/11/02/10108/

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