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Qatari poet gets life sentence in secret trial

A Qatari poet was sentenced to life imprisonment on Thursday on charges of insulting the emir of the small Gulf state in a trial shrouded in secrecy.

Mohammad Ibn al-Dheeb al-Ajami was arrested on 16 November 2011 on charges of “insulting” the emir of Qatar and “inciting to overthrow the ruling system,” AFP reported.

Ibn al-Dheeb’s lawyer, Nagib al-Naimi, confirmed the court’s sentence, and indicated that he would appeal the verdict. Al-Naimi said his client has been jailed in solitary confinement for almost a year during which he has not seen his family.

According to activists, the evidence used by the prosecution against Ibn al-Dheeb centered on his “Jasmine poem,” written in 2010 in support of the Tunisian uprising.

The insult charges appear to be based on the verse: “we are all Tunisia in the face of the repressive” regimes. The poem can be heard below:

A document allegedly obtained from the court detailing Ibn al-Dheeb’s sentence was circulating online on Thursday, sparking outrage from advocates.

Picture: The verdict in the case of Mohamed Bin al-Deeb al-Ajmi who was sentenced to life in prison in #Qatar today pic.twitter.com/VDvyde9R
29 Nov 12

Amnesty also denounced irregularities in Ibn al-Dheeb’s trial, since court sessions were reportedly “held in secret.”

Al-Naimi was reportedly barred from attending one of the court sessions, and had to provide a written defense, Amnesty reported.

Ibn al-Dheeb’s ruling stands in stark contrast to Qatari ruler Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani public advocacy for freedom of expression. He set up the Doha Centre for Media Freedom in to promote press freedom in 2008.

But freedom of expression is strictly controlled in the oil-rich nation, which is a close ally of the United States.

“Inciting to overthrow the regime” is a charge punishable by death in Qatar, while “insulting the emir” carries a five-year prison sentence.

Human Rights Watch denounced Ibn al-Dheeb’s incarceration as “further evidence of Qatar’s double standard on freedom of expression.”

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ITALIANO

Democrazia in Qatar: poeta condannato all’ergastolo

Un poeta del Qatar è stato condannato all’ergastolo giovedi, con l’accusa di aver insultato l’emiro del piccolo Stato del Golfo, in un processo in segreto.

Mohammad Ibn al-Dheeb al-Ajami è stato arrestato il 16 novembre 2011 con l’accusa di “offesa” all’emiro del Qatar e di “incitamento al rovesciamento del sistema di governo”, ha riferito l’agenzia AFP.

L’avvocato di Ibn al-Dheeb, Nagib al-Naimi, ha confermato la sentenza pronunciata dal giudice, ed ha dichiarato che avrebbe fatto ricorso in appello contro il verdetto. Al-Naimi ha detto che il suo cliente è stato incarcerato in isolamento per quasi un anno, durante il quale non ha visto la sua famiglia.

Secondo gli attivisti (per i diritti umani, ndt), le prove utilizzate dal pubblico ministero contro Ibn al-Dheeb sarebbero incentrate sul suo poema “Jasmine”, scritto nel 2010, a sostegno della rivolta tunisina.

L’accusa di insulto sembra essere basata sul versetto: “siamo tutti Tunisia di fronte ai regimi repressivi”. La poesia può essere ascoltata qui sotto (in arabo):

Un documento emesso dal giudice, nel quale sarebbe contenuta la frase incriminata pronunciata da Ibn al-Dheeb, è stato messo in circolazione online giovedi, scatenando indignazione da parte dei sostenitori del poeta.

Amnesty I. ha anche denunciato l’irregolarità nel processo ad Ibn al-Dheeb, in quanto le udienze sarebbero state tenute in segreto.

Al-Naimi, è stato riferito, è stato impedito nel partecipare a una delle udienze, e ha dovuto fornire una difesa scritta, Amnesty ha riferito.

La sentenza contro Ibn al-Dheeb si erge in netto contrasto al sovrano del Qatar, Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani, in difesa della libertà di espressione. Egli ha istituito un Centro a Doha, nel 2008, per promuovere la libertà dei media nella libertà di stampa.

Ma la libertà di espressione è strettamente controllata in questa nazione ricca di petrolio, la quale è uno stretto alleato degli Stati Uniti.

“Istigazione a rovesciare il regime” è un’accusa punibile con la morte in Qatar, mentre “l’offesa all’emiro” comporta cinque anni di carcere.

Human Rights Watch ha denunciato l’incarcerazione di Ibn al-Dheeb come “un’ulteriore prova di doppio standard del Qatar sulla libertà di espressione”.

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Font: Uprootedpalestinians from Al-Akhbar, AFP, Reuters

SyrianFreePress.net Network  translation at

https://syrianfreepress.wordpress.com/2012/11/30/11505/

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